Children Of Bodom – Recensione: Hate Crew Deathroll

Molto attesa questa quarta prova della band finlandese, soprattutto da chi poco aveva gradito ‘Follow The Reaper’, scadente ripetizione di schemi compositivi già ampiamente sfruttati nei primi due album e ulteriormente ammosciati da un’attitudine fin troppo accostabile al power-melodico. Se le aspettative erano quelle di un parziale rinnovamento del sound e di una marcia in più a livello di tiro, possiamo tranquillamente dichiararci soddisfatti. ‘Hate Crew Deathroll’ vede infatti i Children Of Bodom riafferrare la falce dalla parte del manico e mettere da parte le chitarre giocattolo per tornare a fare sul serio. Possiamo così goderci il caratteristico sound melodico e volutamente barocco che la band aveva prodotto con il mai battuto ‘Something Wild’, un’abbinata dalla assimilazione immediata che non rinuncia però alla necessaria cattiveria. La variazione più importante risiede nella radice di tanta aggressività, visto che questa volta i nostri hanno saccheggiato gran parte della tradizione power-thrash (qualche riferimento a Pantera,Testament e Annihilator tra gli altri, tradisce l’origine di idee non proprio nuovissime), con in più una produzione in grado di far risaltare la dinamicità delle chitarre e delle ritmiche, lasciando alle tastiere il solo ruolo di rifinitura. Una calibratura millimetrica, da veri professionisti della rabbia disciplinata, con il risultato che praticamente ogni singola traccia racchiude un potenziale da hit dell’estremo che piace alle masse; cori memorizzabili, melodie a profusione e suoni dalla veste lussuosa. Una formula vincente in partenza, talmente accattivante da far ipotizzare l’etichetta di Class-death metal. Un azzardo? Non se questo disco venderà quello che pensiamo.

Voto recensore
7
Etichetta: Universal

Anno: 2003

Tracklist:

Tracklist: Needled / Sixpounder / Chokehold (Cocked’n’Loaded) / Bodom Beach Terror / Angels Don’t Kill / Triple Corpse Hammerblow / You’re Better Off Dead / Lil’ Bloodred Ridin’ Hood / Hate Crew Deathroll


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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