Harakiri

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Harakiri

Serj Tankian

Track Listing

01. Cornucopia

02. Figure It Out

03. Ching Chime

04. Butterfly

05. Harakiri

06. Occupied Tears

07. Deafening Silence

08. Forget Me Knot

09. Reality TV

10. Uneducated Democracy

11. Weave On

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Due anni fa usciva “Imperfect Harmonies” che con il suo symphonic rock mostrava il lato dolce di Sarj Tankian, due anni dopo rieccoci con “Harakiri” che, a differenza del suo precedente, riporta il celebre cantante su una via fatta di rock, alternative e sperimentalismo a più riprese. Anticipato dai singoli “Cornucopia”, “Figure It Out” e la title track “Harakiri”, questo album si rivela uno dei prodotti migliori del 2012. Per l’ennesima volta siamo di fronte ad un disco senza sbavature completato da un songwriting e una composizione musicale di eccellenza e che garantisce, una dietro l’altra, potenziali hit e colonne sonore. Dare un’etichetta di genere è difficile, se non impossibile, in quanto Tankian non fa che esplorare in profondità gli abissi delle sette note mettendo in mostra un eclettismo, una versatilità e una cultura globale che in pochi hanno e sanno sfruttare. In questo album troviamo un po’ di punk, un po’ di rock, qualche traccia di metal alla System Of A Down per ricadere in ritmiche e sonorità giapponesi. La stessa varietà che ritroviamo tra una canzone e l’altra è contenuta anche all’interno dei singoli brani che, in più occasioni, racchiudono melodie diverse unite in un intreccio perfetto. “Cornucopia” e “Figure It Out” rappresentano, a livello musicale, l’aspetto più commerciale di Tankian che con la sua voce riesce in ogni caso ad approfondire e a sfumare melodie tecnicamente semplici. “Ching Chime”, riprendendo il titolo nipponico, ha un intro piuttosto esotico-giapponese che a più riprese fa da sottofondo nelle strofe alternandosi con un ritornello disimpegnato, fresco e che mette in mostra la voce di Tankian a cui è davvero impossibile affibbiare difetti in ambito tecnico ed esecutivo. Il meglio del brano lo si ha sul finale quando Tankian si doppia con un coro dalle sonorità esotiche. “Butterfly”, riprendendo lo stile delle prime due tracce, unisce pop, rock ed experimental in una stessa melodia che a più riprese approfondisce l’uno o l’altro genere. Il brano più che una canzone è una storia composta da piccoli capitoli musicali tutti riconducibili ad un inizio e una fine.

“Harakiri”, a cui è affidato il titolo dell’album, è sicuramente più malinconica e più intensa rispetto ad altre tracce. Riprendendo e rielaborando le ritmiche degli ultimi System Of A Down trova il suo fulcro nel testo e nella voce di Tankian che, mano a mano che ci si avvia verso la fine, accresce di intensità la sua voce.

“Reality TV” impersona in toto la versatilità di Tankian che cambia tonalità con una semplicità e una pulizia nella voce che in pochi hanno. “Weave On” conclude questo piccolo capolavoro musicale dando un po’ di movimento e di brio. Come per le precedenti canzoni, anche in questo caso siamo di fronte ad un brano vario e perfettamente riuscito. Se nella stragrande maggioranza degli album ci troviamo a dover ascoltare 2 hit, altre 2-3 canzoni orecchiabili e tracce poco di impatto questi non è il caso di Tankian che, non lasciando nulla al caso, mette la stessa carica, lo stesso pathos e la stessa intensità in ogni singola nota. Malgrado le critiche che spesso lo inseguono, “Harakiri” è un album con gli attributi e che, come in un quadro di Picasso, inquadra il soggetto da tante prospettive diverse nello stesso momento.

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