Harakiri For The Sky – Recensione: III: Trauma

A due anni di distanza dal concept album sul suicidio “Aokigahara” (la foresta ai piedi del Monte Fuji dove almeno cento persone si sono tolte la vita nell’ultimo anno), i viennesi Harakiri For The Sky tornano con “III: Trauma”, terza fatica in studio come suggerisce il titolo e nuovo platter che abbraccia il panorama lirico su cui la band ha costruito il proprio percorso espressivo, dalla fragilità dell’animo umano, all’autolesionismo.

Il two-piece composto dal multistrumentista Matthias Sollak e dal vocalist e liricista Michael “V. Wanthraum”, continua il suo sentiero allineandosi fedelmente a sonorità di black metal evoluto dalle forti tinte depressive, trovando continuità con altri acts sviluppatisi negli ultimi dieci anni: Hereitor, Lifelover, prime cose dei Lantlôs, Deafheaven, solo per nominarne alcuni.

“III: Trauma” porta avanti il discorso interrotto da “Aokigahara” senza stupirci con un particolare effetto sorpresa ma con tutta la competenza e la bontà del caso, offrendo otto composizioni che puntano sull’estetica e sull’impatto emotivo, naturalmente con successo. Disco crepuscolare, a volte addirittura plumbeo, nei suoi 75 minuti di durata non annoia grazie ai cambiamenti di intenzione e di ritmo che segnano la struttura dei brani.

A volte non servono soluzioni sorprendenti, basta infilare un arpeggio sognante e malinconico per rendere un brano come “Dry The River” pieno di intensità e dolcezza, o rallentare un poco il ritmo perchè “This Life Is A Dagger” diventi un cadenzato drammatico e di grande intensità emotiva. Nel momento in cui la band punta di più sulla velocità di esecuzione e sulla componente black (citiamo l’ottima “Funeral Dreams”), la struttura del pezzo accoglie una melodia portante che arriva subito al dunque, costruita dall’estro delle chitarre.

Fatta di melodie piacevoli ma costantemente malinconiche, la musica degli Harakiri For The Sky è arrendevole ma al tempo stesso orgogliosa, a volte capace di mettere in primo piano le contaminazioni post-rock, come accade ad esempio in “Viaticum”, dall’incipit che riflette la concezione di shoegaze della band e capace di accogliere aperture ariose.

Gli austriaci centrano ancora l’obiettivo confermando la bontà di un progetto che fugge di propria volontà la luce dei riflettori, ma ancora in grado di regalare emozioni. E non è poco.

Harakiri for the sky - III Trauma

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Art Of Propaganda

Anno: 2016

Tracklist: 01. Calling The Rain 02. Funeral Dreams 03. Thanatos 04. This Life Is A Dagger 05. The Traces We Leave 06. Viaticum 07. Dry The River 08. Bury Me
Sito Web: https://www.facebook.com/HarakiriForTheSky

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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