Handful Of Hate – Recensione: Adversus

Agli Handful Of Hate bisogna senza dubbio riconoscere un merito, ovvero quello di aver intrapreso un percorso evolutivo lento ma costante che ha consentito alla band di imporsi come una realtà estrema di grande spessore e respiro internazionale. Il nuovo album “Adversus”, che arriva sei anni dopo “To Perdition”, ribadisce la totale devozione dei toscani a un black metal di stampo tradizionale eppure caratteristico, tecnico e distante dai luoghi comuni del genere.

Certo non dobbiamo aspettarci delle brusche virate dal gruppo, se non un arricchimento del sound con elementi death che questa volta paiono più frequenti, restando sempre legati a quel sound funereo e violento che ha definito i canoni espressivi del genere. Attivi già dai primi anni ’90, gli Handful Of Hate hanno attraversato quasi tre decenni di musica facendo leva sulla credibilità di un black metal belluino ed emozionale, di cui “Adversus” è un nuovo e prezioso capitolo.

Non volendo (e meno male!) giocare la carta del cambiamento, la band punta per forza di cose sull’impatto e tutto funziona benissimo fin dall’inizio. “An Eagle Upon My Shield” mostra subito che non si scherza nemmeno questa volta e subito conquista con una marcia fiera e il suo incedere da mid tempo epico che al contempo dà lustro allo spessore esecutivo dei nostri e in particolare alla voce potente ma sempre interpretativa di Nicola Bianchi.

Le chitarre dello stesso Nicola e del bravo Andrea Toto tessono trame complesse e piene mai indigeribili, lasciando che la tecnica si metta al servizio di brani carichi di pathos come “Carved In Disharmony” o la magnifica “Celebrate Consume … Burn!”, pezzo guerresco con richiami allo stile reso celebre dai Marduk ma di qualità nettamente superiore. La sezione ritmica, composta da Nicholas al basso e Aeternus alla batteria, contribuisce alla marzialità dei brani ed anche ai momenti più ragionati, in cui, senza ricorrere a chissà quali orpelli, i toscani giustappongono melodie maligne che rendono più vario l’impasto sonoro (“Thorns To Redemptions”, “Icons With Devoured Faces”).

Un altro importante tassello nella discografia degli Handful Of Hate, assolutamente consigliato a chi segue la band fin dai primi passi e anche a chi si è avvicinato a queste sonorità in tempi più recenti.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Code 666 Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. An Eagle Upon My Shield (Veteris Vestigia Flammae) 02. Before Me (The Womb of Spite) 03. Carved in Disharmony (Void and Essence) 04. Severed and Reversed (Feudal Attitude) 05. Down Lower (Men and Ruins) 06. Celebrate Consume … Burn! 07. Toward the Fallen Ones (Psalms to Discontinue) 08. Thorns to Redemption (Gemendo Germinat) 09. Idols to Hung 10. Icons With Devoured Faces
Sito Web: https://www.facebook.com/handfulofhateofficial/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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