Hammerfall – Recensione: Built To Last

Dopo due lavori non esaltanti come “r(Evolution)” e “Infected” gli Hammerfall si rimettono d’impegno per fare ciò che da sempre gli riesce meglio. Con uno sguardo al passato evidente fin dalla copertina, in cui il rosso dominante e la posizione della mascotte Hector ricordano l’artwork del mitico “Glory To The Brave”, il nuovo album “Built To Last” torna finalmente a regalarci belle canzoni puramente heavy, di quelle che ti appassionano da subito. Fra ritornelli fatti apposta per essere cantati a gran voce in sede live ed epiche cavalcate, i nostri sembrano aver ritrovato l’ispirazione che tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 li aveva portati a dare un bello scossone alla scena del metal classico.

La opener “Bring It!”, rocciosissima e irresistibile, ci presenta subito il disco sotto i migliori auspici: melodica, veloce, di immediata assimilazione, con un gran refrain cantato in coro e l’immancabile assolo centrale, costituisce in poco più di 4 minuti tutto ciò che chiediamo agli Hammerfall. L’inizio di batteria della seguente “Hammer High” paga dazio senza nasconderlo all’immortale “Over The Hills And Far Away” di Gary Moore, ma si sa che i cinque svedesi ci hanno abituato da sempre a citazioni fin troppo spudorate e il presente pezzo è ruffiano e da sing-along al punto giusto, per cui li perdoniamo. Si prosegue dunque alla grande con il primo singolo “The Sacred Vow”, canzone potente e solenne nel migliore stile della band scandinava.

Dethrone And Defy”, col suo ritmo trascinante a base di doppia cassa, è puro power e rappresenta di nuovo una traccia vincente. L’immancabile ballad melensa che purtroppo infesta da tempo immemore ogni album degli Hammerfall è poi presente anche questa volta, purtroppo: è vero che “Twilight Princess” costituisce il primo punto debole del platter e che i tempi delle splendide “I Believe” e “Glory To The Brave” sono lontani, ma il brano in questione non è nemmeno tanto più malvagio di altri simili che i nostri ci hanno propinato in passato.

La seconda parte del disco non decolla a causa della ben confezionata però poco coinvolgente “Stormbreaker”; ci si riprende comunque subito dopo con la poderosa title track, pezzo facile facile e breve, ma dannatamente efficace. “The Star Of Home” e “New Breed”, pur essendo pregevoli, servono più che altro a riempire il paniere e non aggiungono nulla di ché all’opera. La barocca “Second To None”, scelta per far calare il sipario, è invece affascinante e particolare e chiude con qualità un lavoro che non è riuscito a mantenere per tutto il suo corso le ottime premesse iniziali, ma nel suo complesso è convincente e arricchito da alcune gemme splendenti.

Gli Hammerfall non sono degli innovatori e mai lo saranno, ma quando si mettono in testa di fare heavy metal classico come si deve non ce n’è per nessuno. Peccato per qualche filler e pezzo non molto riuscito di troppo, perché questo “Built To Last” poteva rappresentare uno degli album dell’anno nel suo genere. Le grandi hit che colpiscono fin dal primo ascolto comunque non mancano e ci riconsegnano una band che ha riscoperto qual è il suo vero mestiere.

hammerfall built to last cover

Voto recensore
7,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Bring It! 02. Hammer High 03. The Sacred Vow 04. Dethrone And Defy 05. Twilight Princess 06. Stormbreaker 07. Built To Last 08. The Star Of Home 09. New Breed 10. Second To None
Sito Web: http://hammerfall.net//?page=home

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. DAVIDE

    Ottimo cd per gli Hammerfall,le migliori canzoni sono Bring it,Stormbreaker, The star of home,Dethrone And Defy,Built to last,The sacred vow,Second to none, mentre Hammer high non mi convince,purtroppo diventerà un tormentone, a differenza di tutti il precedente mi era piaciuto, non vedo l’o
    ra di vederli a Trezzo

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