Children Of Bodom – Recensione: Halo Of Blood

Anche se spesso sono stati accusati di ripetere in modo esagerato alcune caratteristiche del loro sound, riciclando più volte giri melodici simili, i Children Of Bodom hanno di fatto seguito un’evoluzione più o meno costante che solamente nelle ultime uscite aveva interrotto la propria corsa alla ricerca di una miscela più stabile che rischiava però di prendere una deriva dall’effetto decisamente tedioso e ridondante.

Con “Halo Of Blood” invece la band fa probabilmente l’unica cosa sensata quando la benzina della forza creativa viene a scemare per l’ineluttabile passaggio del tempo: si dedica al recupero delle proprie influenze primordiali, riappropriandosi di quel sound imbastardito con black (qui molto poco però) e power metal che aveva reso dirompente la loro comparsa sul mercato musicale.

Le prime tre tracce non lasciano infatti dubbi; la band non cerca più di costruire brani attraverso elaborazioni musicali più complesse e aggressive tipiche della seconda parte della carriera, ma riparte da quelle armonie peculiarmente “Bodom” che la maggior parte dei fan del melodic death finlandese conoscono a menadito, cercando semmai di aggiungere alla basilarità di dette sonorità una maturità artistica accresciuta dall’esperienza e dalla professionalità guadagnate nel corso degli anni. Si tratta però di dettagli, con un assolo più ordinato qui, un cambio di ritmo ben pensato là, etc… ma l’ossatura potrebbe tranquillamente far parte di uno dei primi album del gruppo.

Una song come “Bodom Blue Moon” interpreta a pieno tale tendenza, fornendo una base musicale che tolta la prestazione vocale acidissima di Alexi Laiho potrebbe essere definita speed-power metal classico, con tanto di passaggi più tecnici e stacchi neoclassici. Per non parlare del riff metal classico e dell’incedere thrasy di “All Twisted” o dalla quasi swedish “One Bottle And A Knee Deep”.

Il bello di tutta la questione è che però queste composizioni sembrano finalmente aver liberato la band da un qualche demone e tirano fuori sequenze che suoneranno anche di sentito mille volte, ma possono allo stesso tempo definirsi costruite con equilibrio ed intelligenza compositiva.

Il risultato finale è un lavoro scorrevole e formalmente inattaccabile che magari non riavvicinerà alla band che ha deciso di passare oltre, ma di sicuro potrà riconquistare il cuore di quei fan che avevano in qualche modo fatto fatica ad apprezzare gli ultimi dischi a livello delle vecchie uscite.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2013

Tracklist:

01. Waste Of Skin
02. Halo Of Blood
03. Scream For Silence
04. Transference
05. Bodom Blue Moon (The Second Coming)
06. The Days Are Numbered
07. Dead Man’s Hand On You
08. Damage Beyond Repair
09. All Twisted
10. One Bottle And A Knee Deep


Sito Web: https://www.facebook.com/childrenofbodom?ref=ts

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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