Hallatar – Recensione: No Stars Upon The Bridge

“No Stars Upon The Bridge” è il titolo del primo (e forse destinato ad essere unico) album del progetto Hallatar, band ideata da Juha Raivio dei finlandesi Swallow The Sun in ricordo di Aleah Starbridge, sua compagna di vita e di arte, scomparsa prematuramente nell’Aprile dello scorso anno. Apprendiamo dalla note biografiche che Juha ha voluto esorcizzare il suo dolore componendo questo materiale nel corso di una sola settimana, dopo aver recuperato abbozzi di testi e poesie lasciate da Aleah che sono diventate il fulcro di questa creatura.

La line up viene in seguito completata da due celebri musicisti della scena finlandese: abbiamo Tomi Joutsen degli Amorphis alla voce e l’ex HIM Gas Lipstick alla batteria, mentre Juha si occupa di chitarra, basso e tastiere. Appare come ospite anche la cantante Heike Langhans dei Draconian, oltre alla stessa Aleah, presente in “Dreams Burn Down” con una linea vocale inedita presente negli archivi dei Trees Of Eternity, il progetto condiviso con il compagno.

“No Stars Upon The Bridge” è un platter dal mood plumbeo e drammatico, per molti aspetti simile a quanto proposto dagli Swallow The Sun ma con un taglio prossimo al death metal, con ritmi se vogliamo ancora più dilatati a ricordare alcune cose dei My Dying Bride. Non mancano momenti di intensa melodia, pur sempre inserita in un contesto funereo e lacrimevole. “Mirrors” apre con l’incantevole melodia tessuta dalla chitarra, che dà corpo a un dolore grande ma composto, a sua volta scandito dalla voce intensa e partecipe di Tomi, che si esprime attraverso un growl potente e disperato, lasciando un breve spazio al tono pulito.

Soltanto 40 i minuti di quest’opera breve ma ricca, dove alcune tracce, in genere poesie recitate, intervengono come intermezzo o introduzione. Il suggestivo incipit acustico di “Melt” pare suggerire una maggiore rilassatezza, ma le seconda parte della canzone sfoggia un potentissimo doom/death (reso ancora al meglio dall’interpretazione di Tomi Joutsen), lento, furente e al tempo stesso arrendevole. Impressione confermata dalla successiva “My Mistake”, in cui interviene anche la voce di Heike Langhans, una canzone dall’impatto drammatico davvero grande, dove la struggente melodia tessuta dal dialogo tra le tastiere e lo shoegazing delle chitarre, lascia poi spazio al buio e alla rabbia della perdita scandita dalle vocals di nuovo disperate.

La parte di pianoforte “Pieces” introduce la dolcissima “Severed Eyes”, una canzone che esula nel suo essere completamente per voce pulita e chitarra acustica, molto semplice ma di grande bellezza e ancora una volta dotata di un forte impatto emotivo. L’album chiude con la citata “Dreams Burn Down”, in cui la voce cristallina di Aleah si incastona alla perfezione nel contesto decadente e malinconico.

Un’opera sentita e dal forte impatto emotivo nata nell’ora più buia di un uomo. “No stars Upon The Bridge” merita di essere scoperto per la sua bellezza e per la profondità dei sentimenti che lo animano.