Haken – Recensione: Virus

In una recente intervista il cantante Ross Jennings ha dichiarato che il titolo del nuovo album degli Haken era già stato concordato prima del diffondersi dell’epidemia virale che sta colpendo il globo… se così fosse leggere “Virus” sulla copertina suona quantomeno profetico e di dolorosa attualità.
 
Venendo alla musica, gli Haken sono ormai tra i più apprezzati interpreti del prog metal moderno: iper cinetico, iper tecnico ma al contempo melodico e catchy… però (parere soggettivo) dovevano riscattare la mediocre qualità del precedente “Vector” (uscito solo un anno e mezzo fa) nonostante in sede di recensione “a caldo” ne avessi sottolineato le caratteristiche più positive.
 
La prima impressione è che gli inglesi proseguano in una direzione più “in your face” e lo dimostra il riff simil thrash di “Prosthetic”, esaltato dalla produzione di Nolly (Periphery); in realtà “Virus” si rivela essere un album molto eclettico all’interno del quale prosegue l’avventura del Cockroach King, protagonista dell’omonima canzone contenuta in “The Mountain” dove anche musicalmente vi era un continuo saliscendi stilistico che i nostri provano a trasporre nel nuovo album.
 

 
Sempre ampiamente presenti le scorie del Dream Theater sound post “Six Degrees Of Inner Turbulence”, tra chitarre ruggenti e tastiere riempitive e, se la band di John Petrucci it’s not your cup of tea potete anche girare alla larga da questo prodotto.
 
Ovviamente di non sole emulazioni si parla: “Invasion” infatti è più particolare, con un tappeto elettronico che accompagna il solo Jennings nella prima strofa per poi accogliere tutta la band in una struttura ritmica davvero originale. Anche “Carousel” prosegue sulla falsariga del pezzo precedente ma dilatando il minutaggio e sviluppando maggiormente la porzione solista centrale introducendo ulteriori finezze stilistiche che in cuffia lasciano a tratti allibiti (in senso positivo).
 

 
Con la suite, divisa in 5 parti “Messiah Complex” gli inglesi tornano alla grandeur dei primi lavori e anch’essa (come i pezzi contenuti sull’album precedente) è nata da session di songwriting tenute sul tour bus che li ha portati in giro per Europa e Nord America di spalla a Devin Townsend. La canzone è, come immaginabile, un compendio di quanto fatto dagli Haken fino ad oggi: ritmiche impazzite (confermo quanto Raymond Hearne sia batterista troppo sottovalutato dalla critica), chitarre dalle ritmiche possenti ma anche innovative, tastiere meno presenti che in passato ma vere tessitrici del telaio musicale dei pezzi che compongono questo intricato puzzle (con un’auto citazione proprio di “Cockroach King” nella quarta porzione).
 
Haken anno 2020, prendere o lasciare! Probabilmente è svanito lo stupore che ci procurarono con le loro prime uscite ma per i fan del prog metal più muscolare e anche melodico una band sempre più imprescindibile.
 

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Prosthetic 02. Invasion 03. Carousel 04. The Strain 05. Canary Yellow 06. Messiah Complex I: Ivory Tower 07. Messiah Complex II: A Glutton For Punishment 08. Messiah Complex III: Marigold 09. Messiah Complex IV: The Sect 10. Messiah Complex V: Ectobius Rex 11. Only Stars
Sito Web: https://hakenmusic.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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