Haken – Recensione: Vector

Noncuranti del fatto che la fretta possa a volte essere cattiva consigliera e, con ancora negli occhi e nelle orecchie immagini e suoni del recente “L-1VE” gli Haken pubblicano un nuovo album dal titolo “Vector” (oltre ad essere in procinto di intraprendere un nuovo tour mondiale).

Concepito in situazioni e luoghi differenti, già durante il tour come backing band di Mike Portnoy ed il suo spettacolo “Shattered Fortress” ma anche scambiandosi file dalle differenti località dove i membri vivono abitualmente (tra Inghilterra, U.S.A. e Messico) l’album che ne è scaturito non ha una durata eccessiva nonostante pezzi di durata medio/lunga.

“Clear” è un’intro cinematografica che sarà utilizzata presumibilmente per l’inizio dei concerti; subito collegato c’è “The Good Doctor” (niente a che vedere con la recente serie TV), il primo singolo, che si sviluppa da un riff di tastiera di Diego Tejeida e che è un  classico pezzo Haken, riconoscibile sia nella melodica linea vocale di Ross Jennings sia nel turbinio strumentale, ritmicamente incontenibile.

Non è da meno “Puzzle Box”, vera e propria sublimazione del prog metal sviluppatosi negli anni ‘90; in “Vector” i nostri hanno preso i momenti più heavy degli album precedenti condensandoli nell’album più in-your-face della loro discografia, anche grazie alla produzione dell’ex Periphery Adam ‘Nolly’ Getgood; nel lancio pubblicitario si parlava di album più dark… in realtà non siamo pienamente d’accordo ma sicuramente i riff della coppia Griffiths/Henshall sono tra i più muscolari mai partoriti.

“Veil” è il pezzo epico e centrale dell’album con una melodia catchy del cantato e chiari riferimenti mai celati ai Dream Theater ma che non riesce ad emozionare come altre loro composizioni di lunga durata tratte dalla loro produzione precedente; “Host” è il classico momento di calma dopo il turbinio musicale a cui abbiamo assistito fino a qui e forse troppo prevedibile.

Bello invece l’ultimo pezzo “A Cell Divides” che chiude un album secondo me leggermente sottotono ma che potrebbe maturare dopo svariati ascolti (che a oggi non ho ancora nelle orecchie); non sappiamo inoltre che relazione ci sia tra la copertina e il famoso Test di Rorschach e l’indagine della personalità ma è presumibile che le liriche siano legate a ciò.

Gli Haken rimangono (anche se alcuni non la penseranno così) una delle band più innovative in campo progressive metal, sottogenere dove a fatica negli ultimi anni hanno fatto capolino band interessanti; “Aquarius”, “The Mountain” e “Affinity” per gusto personale rimangono album non superati da questo “Vector” ma è innegabile come gli inglesi abbiano cercato ancora una volta di alzare l’asticella in termini compositivi ed esecutivi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. Clear 02. The Good Doctor 03. Puzzle Box 04. Veil 05. Nil By Mouth 06. Host 07. A Cell Divides
Sito Web: https://www.hakenmusic.com/

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