Hail Spirit Noir – Recensione: Mayhem In Blue

All’improvviso, uno sconosciuto. Senza una particolare spinta pubblicitaria, è uscito in questi giorni “Mayhem In Blue”, terzo album degli Hail Spirit Noir, combo greco lanciato dalla nostrana Code666 poco meno di cinque anni fa e che ritroviamo oggi sotto l’egida della Dark Essence. La band è riuscita in pochi anni a crearsi un nome e a farsi apprezzare da una fascia di pubblico ristretta ma più che mai esigente, grazie a una caratteristica quanto imprevedibile commistione tra un furente black metal primitivo e rock psichedelico. In una maniera naturale ma anarchica, fuori da ogni schema.

Difficile ripetersi dopo un capolavoro come “Oi Magoi” e in effetti “Mayhem In Blue” paga l’unico pegno di essere uscito successivamente a quello che diventerà l’inesorabile “scoglio”, ovvero il metro di paragone su cui si andrà a giudicare la discografia futura della band. Ottimo album anche “Mayhem In Blue”, sia chiaro, è però in parte ridimensionata la tensione, il nervosismo e quella sorta di improvvisazione estatica che distingueva “Oi Magoi” a favore di canzoni più lineari e melodiche, che lasciano intravedere un tentativo di svolta verso il rock psichedelico/progressivo a tutto tondo, lasciando che la componente estrema funga più da corollario.

“I Mean Your Harm” nei suoi quattro minuti è forse il brano più orecchiabile e diretto composto dagli ellenici, una canzone di black’n’roll intrigante lungo la quale si adagia un passaggio di hammond altrettanto catchy. La tiltetrack punta invece sul mai nascosto amore per i King Crimson, evocati in una prima parte molto seventies che sfocia in un refrain dettato dalla voce pulita e dai cori, mentre la seconda parte del brano introduce elementi black dissonanti ma non troppo aggressivi. Del tutto differente è “Riders To Utopia”, un pezzo “subdolo” con un inedito feeling southern gothic e un conseguente mood malinconico be interpretato dai nostri. I quasi undici minuti della suite “Lost In Satan’s Charm” si avvicinano agli Hail Spirit Noir che meglio conosciamo, in quella spensierata copula tra musica klezmer, black metal furibondo ma tenuto a bada da un’ottima tecnica esecutiva, progressive e fusion in un contesto nervoso e cangiante.

Si torna ad una forma canzone ben più canonica nei brani finali, “The Cannibal Tribe Came From The Sea” e “How To Fly In Blackness”, che ancora accolgono movimenti jazzati ed altri crimsoniani, persino un assolo arioso di chitarra che non ti aspetteresti. “Mayhem In Blue” è dunque un buonissimo album, il suo “difetto” è quello di arrivare dopo un’opera come “Oi Magoi”, ma nella sua (termine da prendere con le pinze) “prevedibilità”, è in grado di soddisfare i fan della band e i palati musicali più raffinati.

hail-spirit-noir-mayhem-in-blue-cover

Voto recensore
7,5
Etichetta: Dark Essence Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. I Mean You Harm 02. Mayhem In Blue 03. Riders To Utopia 04. Lost In Satan's Charms 05. The Cannibal Tribe Came From The Sea 06. How To Fly In Blackness
Sito Web: https://www.facebook.com/Hail-Spirit-Noir-260062670728238/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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