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H.E.A.T. – Recensione: Into The Great Unknown

“Into The Great Unknown”, nuova fatica degli H.E.A.T, è il classico disco che al primo ascolto penseresti di lasciare in soffita per il resto dei suoi giorni ma che, pian piano, inesorabilmente, finisce per ritagliarsi un posticino nel cuore dell’hard rocker medio.
Gli H.E.A.T fanno quello che riesce meglio ai loro conterranei svedesi, vale a dire mettere insieme un tripudio di riff orecchiabili, melodie aggressive al punto giusto e falsetti geometrici che travolgono come un uragano ogni appassionato del caro, vecchio hair metal, riletto in una chiave moderna e poppeggiante.

Lo si capisce subito, fin dalla opener “Bastard Of Society”, con un coretto d’esordio che si ripete nel corso del brano e si lascia cantare fin dal primissimo ascolto.
Concluso questo primo capitolo a tutto rock, gli H.E.A.T spiazzano con una “Redefined” dai toni 80s e le tastiere di Jona Tee che la fanno da padrone e costruiscono una ballad cadenzata che, gioco o forza, finisce per piacere.
I ragazzacci di Upplands Väsby, però, non sono fatti per le smancerie e lo ribadiscono a gran voce con la successiva e super rebel “Shit City”, un pezzo piacevolmente sleaze che sembra essere uscito da un album dei connazionali Crashdïet, quasi al pari di “Best Of The Broken”.
Nel mezzo, i toni si fanno più emozionali con “Time On Our Side”, uno dei brani più riusciti di questo “Into The Great Unknown” nella sua capacità di mettere d’accordo melodia commerciale e toni da hard rock anni ’80, il tutto condito da un’ottima prova del vocalist Erik Grönwall.

La seconda parte dell’album è aperta da “Eye Of The Storm”, altro momento di riposo dal ritornello che più catchy non si può, che prepara le orecchie alla scarica di adrenalina di “Blind Leads The Blind”.
“We Rule” è la vera ballad di “Into The Great Unknown”, il brano su cui però gli H.E.A.T sembrano inciampare, troppo ridondante nell’economia del disco, e non convincono nemmeno “Do You Want It” e il suo jingle iniziale che sembra fatto apposta per una pubblicità.
Un paio di passi falsi ben compensati dalla title track “Into The Great Unknown”, un pezzo variegato che alterna momenti più distesi ad una sana componente heavy fatta di chitarre ben dosate e le solite scelte melodiche azzeccatissime.

Insomma, se all’inizio sarete tentati di lasciar perdere di fronte a quella che potreste considerare una troppo spiccata direzione commerciale, date più di una possibilità agli H.E.A.T e al loro sound: se nelle vostre vene scorre l’amore per l’hair rock più accattivante, “Into The Great Unknown” troverà il modo di conquistarvi.

Voto recensore
7
Etichetta: GAIN/Sony Music

Anno: 2017

Tracklist: Tracklist - 01. Bastard Of Society 02. Redefined 03. Shit City 04. Time On Our Side 05. Best Of The Broken 06. Eye Of The Storm 07. Blind Leads The Blind 08. We Rule 09. Do You Want It? 10. Into The Great Unknown
Sito Web: http://www.heatsweden.com/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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