Gus G. – Recensione: Fearless

Un piglio hard rock deciso e canzoni intense: questo il mix che il Gus G. propone ai suoi fan con “Fearless”, raccolta di canzoni vede la presenza del bassista/cantante Dennis Ward e Will Hunt (indovinata batterista di chi… nda.) alla batteria. Il nuovo album del guitar hero greco punta sulla forma canzone, cerca di trovare la strada attraverso canzoni dinamiche e dal buon appeal “commercial/radiofonico”.

Non canzoni banali, intendiamoci, ma essenziali seppur spruzzate del suo unico talento.

L’album parte deciso con “Letting Go” (scelta anche come brano per presentare l’album attraverso un video), ed è subito un buon partire. Una canzone profonda, carica di groove e con un chorus ficcante capace di incollarsi alla pelle.
“Mr. Manson” sembra quasi un tributo (almeno a livello testuale) di quella “Mr. Crowley” scritta anni ed anni fa dal buon Ozzy e Randy Rhoads. Ancora una volta “groove” è la parola chiave di questa manciata di minuti, che piacciono per il crescendo di energia.

Si alzano i giri del motore del trio quando parte il riff di “Don’t Tread On Me”, ed i ricordi sembrano volare ad inizio 21° secolo quando i Nevermore bastonavano le orecchie dei metallari con “Dead Heart In A Dead World”. Il riff – ma solo quello – ricorda “We Disintegrate”, per una canzone che poi si evolve e cammina con le proprie gambe grazie ad una strofa rotonda ed un chorus semplice ma di sicuro impatto. La title-track è invece un pezzo di bravura del chitarrista ellenico, che mostra le sue qualità in una canzone dal piglio battagliero. Ottime le dinamiche della chitarra del nostro, che ben si fondono con un basso ed una batteria tambureggianti.

Si passa poi ad una canzone che mi ha lasciato decisamente perplesso: la cover dei Dire Straits “Money For Nothing”. Una canzone piuttosto fedele all’originale, ma che viene riscritta attraverso il “verbo” del mid-tempo. Un brano che ha fatto senza dubbio la storia della musica, ma che non ha mai colpito la mia personalissima sensibilità musicale. Una buona cover, niente di più.

Chances”, brano successivo, è probabilmente una delle canzoni più convincenti di tutto il disco. Decisamente ispirato Dennis Ward in una canzone in crescendo che con il suo ritornello ruffiano mieterà successi in sede live. Una canzone tipicamente americana, ma che nel solo mostra un Gus G. ancora legato ad un certo heavy-power europeo.

Battute finali: ecco la seconda strumentale “Thrill Of The Chase”. Melodica ed orecchiabile, è una canzone che strizza l’occhio a “Crazy Train” del caro vecchio Madman e per questo ci piace ancora di più.

Doppietta positiva con le conclusive “Big City” e “Last Of My Kind”. La prima è un mid-tempo grasso e carico di intensità. Tipicamente americano e dal probabile impatto live. Non un canzone memorabile, ma che dal vivo si presterà sicuramente al virtuosismo di Gus. Si chiude con “Last Of My Kind”, si chiude con una sorta di power ballad che nel corso dei minuti aumenta l’intensità fino all’esplosione del solo di Kostas che chiude il cerchio di una canzone piacevole.

L’uomo di Salonicco, il talento greco dell’heavy metal, si conferma buon compositore ed ottimo chitarrista. Un album diretto e deciso. Non un capolavoro, ma un punto per ripartire a tre anni di distanza circa dal suo penultimo lavoro solista “Brand New Revolution”.

Ora aspettiamolo dal vivo anche in Italia per ascoltare la resa live di questa positiva raccolta di canzoni.

Voto recensore
7
Etichetta: AFM Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Letting Go 02. Mr. Manson 03. Don’t Tread On Me 04. Fearless 05. Nothing To Say 06. Money For Nothing 07. Chances 08. Thrill Of The Chase 09. Big City 10. Last Of My Kind
Sito Web: http://www.gusgofficial.com

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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