Gunjack – Recensione: The Cult Of Triblade

Dopo appena un anno dal loro debut album, “Totally Insane”, i Gunjack tornano con un nuovo full length intitolato “The Cult Of Triblade”. La band meneghina nasce nel 2017 ad opera di musicisti attivi nell’underground italiano (lombardo, nello specifico) da quasi un ventennio: Mr. Messerschmitt – Alessandro Dominizi (Necroshine, Motorhell) alla voce/basso, Gamma Mörser – Fabio Cavestro (Heavy Generation, The Silence, Motorhell) alle chitarre, M47 – Andrea Ornigotti (Conviction) alla batteria. L’heavy metal classico, dai tratti speed/thrash e dai riferimenti rock, suonato dal power trio è caratterizzato dall’irruenza e dall’aggressività tipiche dei Motorhead, band alla quale i milanesi si ispirano fortemente. I Gunjack non fanno certo mistero di essere fan devoti di Lemmy e soci: oltre a scegliere la line-up a tre e ad adottare a mo’ di slogan una celeberrima frase di Mr. Kilmister goliardicamente storpiata, presentano addirittura un cantante/bassista che imita sia nella timbrica che nell’aspetto esteriore (baffi e basette) l’iconico frontman della leggendaria band britannica.

In questo secondo lavoro si registra una maggiore elaborazione nel songwriting rispetto al primo disco; ciò è evidente in tutti i brani, anche in quelli apparentemente più “in your face” e diretti, dove emergono in maniera palese parti più cadenzate e rallentate, soprattutto nei bridge e nei refrain. La componente alla Motorhead, pur presente, risulta meno pervasiva e il full length è connotato da una maggiore variabilità a beneficio delle altre sfumature stilistiche del three-piece milanese. Fra i brani più significativi segnaliamo la title track, un mid-tempo dalle atmosfere cupe in stile Nevermore; la quasi slayeriana “Behind The Truth”, dal finale vagamente stoner;New Cold Soldier”, un up-tempo catchy che si apre e si chiude con un riffone doomeggiante alla Candlemass; District 9”, un mid-tempo roccioso a metà strada tra Priest e Megadeth; “Mind’s Annihilator”, i cui bridge ricordano i Mastodon e il chorus certi Anthrax;Lake Of Uniforms”, con un riff che cita i Van Halen e primi Iron Maiden e, infine, la quasi speed “Normandy”, caratterizzata da un solo centrale suggestivo.

I Gunjack si possono annoverare tra quelle band schiette e autentiche, che suonano con passione seguendo la via tracciata dai grandi dell’heavy, ma evitando di risultare stantii e ripetitivi. “The Cult Of Triblade” è un album sanguigno, che scorre senza intoppi, volutamente “old school” (anche nella produzione). Sebbene il disco difetti un po’ in immediatezza rispetto al precedente e nelle tracce sia evidente una certa ridondanza di tempi medi e up-tempo a scapito di cavalcate speed/thrash pure, il risultato è comunque godibile e divertente.

Etichetta: autoprodotto

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Cult Of Triblade 02. Behind The Truth 03. I’m Not Innocent 04. District 9 05. Fukushima 06. New Cold Soldier 07. Immortals 08. Mind’s Annihilator 09. Kneel Down 10. Normandy 11. Lake Of Uniforms 12. Triblade 13. Last Conflict
Sito Web: www.facebook.com/GunJack666

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