Guild Of Ages – Recensione: Rise

Nome di culto per chi negli anni Novanta seguiva con affetto una scena AOR che combatteva contro l’estinzione, i Caught In The Act – dall’infelice acronimo C.I.T.A. – quella scena contribuivano a renderla viva ed interessante, attingendo pure dalla tradizione pomp rock e miscelandola in una ricetta originale, godibile e ricca di spunti (il loro “Act 1 – Relapse Of Reason” è un’opera di grande valore). Dopo due album la band ha dovuto per motivi legali cambiare monicker, e come Guild Of Ages sono usciti tre lavori a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, prima dello scioglimento nel 2002. Riapparsi al Firefest nel 2014, pubblicano ora “Rise” e la curiosità per chi ne ha seguito la carriera è parecchia.

La line-up è quella storica, il sound familiare e nonostante una produzione forse non abbastanza scintillante i Guild Of Ages riescono ancora ad emozionare. Le tastiere di Antz Trujillo rendono solenne l’intro come pure l’incipit di “Deep In Heaven”, poi si inseriscono la chitarra e la voce di Danny Martinez, forse non potentissima ma pur sempre di immediata riconoscibilità. Solare e carico di sfumature, il brano si distende con rivoli che testimoniano anche una certa fascinazione per il prog, di sicuro per partiture ben più variegate del canone AOR – tratto caratteristico questo fin dai tempi dei Caught In The Act. Armonie vocali preziose e suggestive colorano “Around The Sun”, insaporita dai giri di chitarra di Martinez e Trujillo: stesso discorso anche per la dolce “Every Road Leads Me Home”, con il finale elettroacustico che richiama in maniera curiosa la magia dei King’s X più leggeri. Le aggressive “Addicted” e “All Fall Down” raccontano un lato diverso ma ugualmente interessante della proposta musicale dei Guild Of Ages. Il comune denominatore di “Rise” sembra in effetti essere proprio il gioco sul filo dell’equilibrio tra l’energia del riffing ruvido e asciutto delle chitarre e la melodiosità delle tastiere, che conferiscono un’aura unica all’album, a prescindere dall’incisività dei singoli episodi. Ad arricchire il gioco fughe e cambi di tempo sostenuti dall’affiatata sezione ritmica composta da James lostetter e Steve Stuntz, superba in “Love Rules All”. L’epicità che si respira in “Awaken” è un ulteriore elemento di varietà, peraltro già presente nella discografia della band. Un paio di brani meno efficaci non cambiano la sostanza del giudizio complessivo su un album che mescola con un certo coraggio idee ed emozioni, cuore e cervello.

L’annuncio della ristampa dei due album dei Caught In The Act, ormai introvabili, aggiunge gioia alla soddisfazione di poter riabbracciare una band genuina che continua a comporre e suonare buona musica.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Escape Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. Intro 02. Deep In Heaven 03. Around The Sun 04. Addicted 05. Every Road Leads Me Home 06. All Fall Down 07. Awaken 08. Love Rules All 09. I’ll Keep Burnin’ 10. Rise Another Day 11. Hearts Collide 12. Outro
Sito Web: https://www.facebook.com/Guild-Of-Ages-484190001686363/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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