Groundbreaker – Recensione: Soul To Soul

Composizioni delicate, cantato sopraffino. Lo riassumevamo così il primo capitolo del progetto Groundbreaker, che Frontiers ha cucito – con la solita perizia sartoriale – attorno alle fattezze di Steve OVerland, cantante e chitarrista noto soprattutto per la sua militanza negli FM. Rispetto al già ottimo disco di debutto, “Soul To Soul” appare oggi rafforzato soprattutto dal punto di vista compositivo: se infatti alla stesura del primo album avevano collaborato Robert Sall (Work of Art, W.E.T) e lo stesso Overland, la scrittura del sequel è opera di uno sforzo collettivo al quale hanno preso parte Alessandro Del Vecchio (qui anche in veste di produttore e tastierista), Stefano Lionetti (Lionville), Pete Alpenborg (Arctic Rain), Jan Akesson (Infinite & Divine) e Kristian Fyhr (Seventh Crystal). Prevedibilmente focalizzato sulla performance del suo frontman britannico, “Soul To Soul” propone sonorità distese ed eleganti, generalmente luccicanti (“Fighting For Love”), fuse in un insieme armonico e rotondo (“It Don’t Get Better Than This” prima e “When Lightning Strikes” poi). Niente di davvero groundbreaking, dunque, ma è pur vero che non è questo ciò che ci si aspetta da un buon disco di rock melodico.

Gli elementi che non possono mancare, quelli ci sono tutti ed in quantità abbondante: la produzione attenta, i cori lascivi ed i suoni più duri messi leggermente fuori fuoco come nello spot dell’iPhone concorrono alla creazione di un quadro difficilmente originale, ma di certo pulito, famigliare e consumabile con gusto. Caratteristiche che ne fanno un prodotto commerciale, se volete, ma nell’accezione più democratica (e meno svalutante) del termine. Benchè non privo di un certo spunto, grazie al drumming ricco & groovy di Herman Furin (Work Of Art) ed al basso solidissimo di Nalle Pahlsson (Therion), sono le  ballad a contenere, prevedibilmente, alcuni dei momenti più penetranti e riusciti del disco: “Captain Of Our Love” e “Leap Of Faith” esaltano l’indiscutibile classe di Overland senza per questo rinunciare ad un minimo di personalità: entrambe possiedono respiro ed orizzonte ampio, riuscendo a proiettare l’ascoltatore oltre i confini della camera, dell’ufficio, dell’auto o del vagone del treno regionale Rock/Pop sul quale magari starete viaggiando in questo momento. E riuscendo, caratteristica non meno apprezzabile, a vincere nel giro di una decina di battute la naturale diffidenza che spesso accompagna l’ascolto delle tracce più lente. A questa sensazione di ampiezza contribuisce senz’altro un utilizzo sobrio ed intelligente delle tastiere (“There’s No Tomorrow”): nonostante il disco non dia loro eccessivo spazio, ogni più piccolo intervento ha il pregio di dilatare l’immaginazione, ingrandire un’immagine o mettere in risalto quel dettaglio (“Evermore”) che regala una bella sensazione di profondità.

Proprio a causa della sua immediata accessibilità, “Soul To Soul” non è uno di quegli album che hanno bisogno di tempi lunghi, elucubrazioni dotte e sbattimenti vari per farsi comprendere ed amare: basta un ascolto per farsi guidare dalle note della title-track o da una “Wild World” qualsiasi, e difficilmente gli ascoltatori si pentiranno di una così facile, passiva arrendevolezza. Non c’è nulla di male nel lasciarsi intrattenere, e talvolta ingannare, dopo tutto. Ascoltare questo disco regala cinquanta minuti di piacevole linearità, di godibile ritmo e di complicità nei confronti di un evento melodico che coinvolge grazie alla passione che traspare da tanti dei suoi passaggi, dei suoi messaggi e dei suoi fraseggi. I suoi brani sono affacci su destinazioni solari ed esotiche, assaggi di futuri possibili, piccole iniezioni di entusiasmo ritmico che anche i dottori dovrebbero consigliare, insieme alla data della terza dose. L’impegno riversato da così tanti musicisti nel songwriting, qui assemblati e coordinati in modo da dar vita ad un prodotto coerente, ha dato chiaramente i suoi frutti: nonostante “Soul To Soul” segua un filo melodico e comune, le dodici tracce nelle quali il suo senso del bello è declinato ne fanno un prodotto attuale, maturo e da ascoltare per la sua intera durata con ricercata e canterina spensieratezza.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Standing On The Edge Of A Broken Dream 02. Soul To Soul 03. Captain Of Our Love 04. Evermore 05. Wild World 06. Carrie 07. Fighting For Love 08. It Don't Get Better Than This 09. There's No Tomorrow 10. When Lightning Strikes 11. Til The End Of Time 12. Leap Of Faith
Sito Web: facebook.com/Groundbreakerband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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