Rival Sons – Recensione: Great Western Valkyrie

Hanno gli occhi puntati su di loro i Rival Sons. Sicuramente una delle band di maggior qualità uscite dal calderone del rock di matrice settantiana che da qualche anno a questa parte ribolle di continue realtà emergenti, più o meno artificiose. Nel caso dei Rival Sons si respira davvero un’atmosfera non dissimile, fatti i dovuti paragoni, da quella dei capisaldi dell’epoca di riferimento, su tutti i lavori di Led Zeppelin e The Doors. La sensazione di caldo torrido, di energia e adrenalina a fiumi, l’interpretazione passionale e sexy di Jay Buchanan rimandano direttamente ai loro mostri sacri, come pure il riffing graffiante e carico di groove di Scott Holiday. “Great Western Valkyrie” è anche la prima uscita con il nuovo bassista Dave Beste e va segnalata pure la presenza, alle tastiere, di Ikey Owens (The Mars Volta, Jack White) per rendere pienamente conto del sound denso ed avvolgente, della vitalità di un album che procede per palpitazioni, meno profondo e a tratti più diretto del precedente “Head Down”

Alcuni episodi sono irresistibili, a partire dalla sensuale “Good Luck” passando per la poderosa “Secret” (“I’m Gonna Tell You A Secret, Let Me Tell You A Secret”, canta Buchanan, portandoci sul palco in mezzo alla band, a condividere l’altare del rock), entrambe costruite su giri di chitarra grassi e pesanti, per niente sottili o elaborati ma di efficacia devastante. Ma è davvero difficile isolare singoli brani all’interno di un album fatto prima di tutto di atmosfere ed esplosioni, come la tumultuosa ripartenza alla fine di “Play The Fool”. Gli echi dei Doors diventano spettri ingombranti in “Good Things”, un Buchanan ispiratissimo e il suono confondibile dell’Hammond a dettare legge e suscitare intense sensazioni. “Open My Eyes” è, questo sì, un pezzo da menzionare su tutti, con il suo incedere caracollante e la potenza che traborda e accompagna il grido di Buchanan: “Somebody come and open my eyes”. E ancora, l’apice emotivo i Rival Sons lo toccano con la lenta “Where I’ve Been”, un brano che fa venire davvero la pelle d’oca come pure, per altri versi, la conclusiva “Destination On Course”, che lascia intravedere, fra i lamentosi riff di Holiday, vibranti spiragli di luce e di spiritualità per mezzo della voce di Buchanan.

“Great Western Valkirye”, seppur forse lievemente inferiore, nel complesso, a “Head Down”, conferma la gigantesca statura Rival Sons, sempre più credibili eredi di un hard rock fatto di polvere e sudore, lontano anni luce dalle produzioni laccate e dalla finzione della moderna era musicale.

Voto recensore
8
Etichetta: Earache

Anno: 2014

Tracklist:

01. Electric Man
02. Good Luck
03. Secret
04. Play The Fool
05. Good Things
06. Open My Eyes
07. Rich and the Poor
08. Belle Starr
09. Where I’ve Been
10. Destination on Course


Sito Web: http://www.rivalsons.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login