Great White – Recensione: Once Bitten

Anche “Once Bitten” rientra di diritto in quella categoria di album, pubblicati a metà degli anni 80, i cui dati di vendita sono lo specchio dell’opulenza del tempo, perlomeno a livello musicale, in particolare per quanto riguarda l’hard rock e tutte le sue sottocategorie di cui i Great White fanno parte. Il terzo album della band capeggiata da Jack Russell, datato 1987, quindi uno degli anni più floridi dal punto di vista delle uscite importanti (basti pensare che è anche l’anno in cui è stato pubblicato “Appetite For Destruction”), fu premiato con il doppio disco di platino negli Stati Uniti con oltre due milioni di copie vendute e il raggiungimento della posizione numero 23 nella classifica di Billboard. “Once Bitten” contiene poi due grandi classici di quelle che spesso vengono classificate come “Monster Ballads” (cercate in giro le varie raccolte), ovvero “Rock Me” e “Save Our Love”, che raggiunsero invece le posizioni numero 60 e 57 nella classifica dei singoli, sempre di Billboard. È quasi inutile dire, però, che anche se queste due ballad sono effettivamente ottimi esempi di come i Great White abbiano saputo coniugare malinconia, dolcezza, rabbia e grinta rock, l’album contiene anche altri brani degni di nota. Si possono ricordare ad esempio il rock veloce di “Fast Road”, che nelle note del booklet è presentata con la frase (mai passata di moda) “rock ‘n’ roll is a trip, not a destination”, o il carico di briscola giocato esattamente a metà partita e che risponde al nome di “Mistreater”, brano dalla struttura complessa che alterna momenti di rock arrabbiato a carezze dolci come una donna che prima ti graffia e poi ti fa le fusa. Sono quindi molte le suggestioni evocate dai brani di “Once Bitten”, dove i Great White, forse al massimo del loro sviluppo creativo, non sbagliano un colpo neppure con brani apparentemente banali come “Gonna Getcha”, che invece è condita da una parte strumentale di tutto rispetto. “Rock Me” poi va ascoltata al buio della notte per lasciarsi trasportare meglio dal vortice di sensazioni create dal suo crescendo, mentre l’altra ballad già citata, “Save Your Love”, è un’invocazione sognante e disperata. Un disco che sa di anni 80 fino al midollo, da godere fino all’ultima nota.

Etichetta: Capitol Records

Anno: 1987

Tracklist:

01. Lady Red Light (4:53)
02. Gonna Getcha (4:13)
03. Rock Me (7:19)
04. All Over Now (4:21)
05. Mistreater (5:49)
06. Never Change Heart (4:27)
07. Fast Road (3:40)
08. On the Edge (6:01)
09. Save Your Love (5:46)


Sito Web: https://www.facebook.com/GreatWhiteOfficial?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. rainchaos

    capolavoro assoluto!!!!!!!

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