Graveyard – Recensione: Peace

Sul finire del 2016, l’inaspettato annuncio dello scioglimento, seguito, solo qualche mese più tardi, da una altrettanto inaspettata reunion, purtroppo orfana del batterista  Axel Sjöberg, in seguito sostituito da Oskar Bergenheim.

L’avventura dei Graveyard, dunque continua. Un bene dal nostro punto di vista, perché la band svedese ha saputo affermarsi come una delle più valide compagini dedite alla rilettura del classic rock grazie a un approccio personale alle sonorità vintage.

Il precedente “Innocence & Decadence” (2015), è stato un ottimo album, certo non facile da ripetere e forse nemmeno da ripetere. Il nuovo “Peace” è infatti un disco più snello e asciutto composto da brani tendenzialmente brevi e di grande effetto, un piacevole hard blues dai consueti innesti psichedelici dove si rincorrono gli echi dei principali ispiratori della band (Black Sabbath, Jimi Hendrix, Frank Zappa, Pink Floyd, solo per citarne alcuni) reinterpretati dai nostri.

Partenza a tutta birra con “It Ain’t Over Yet”, una canzone/dichiarazione d’intenti che subito fa salire sugli scudi la chitarra pungente e veloce del cantante ed axe man Joakim Nilsson, che ben presto ci colpisce con la sua voce ruvida dal timbro catarroso. Un refrain ficcante, un bel groove e dei furbi innesti di hammond, fanno il resto.

Un buon gusto estetico e la semplice ricerca del “bel pezzo”, rendono “Peace” un ascolto scorrevole e non troppo impegnativo, visto che l’urgenza espressiva della band si concretizza in brani snelli e di presa. Parlano bene il singolo “Please Don’t”, un hard blues intrigante e con un ritornello che vi entrarà in mente fin dal primo ascolto, l’omaggio ad Hendrix di “Bird Of Paradise” e ancora la ballad “See The Day”, una piacevole canzone in veste acustica.

Radio-friendly e pieni di energia, i Graveyard si confermano una delle migliori realtà dedite alla reinterpretazione di un grande sound che non sarà mai datato.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. It Ain’t Over Yet 02. Cold Love 03. See The Day 04. Please Don’t 05. Del Maniac 06. The Fox 07. Walk On 08. Bird Of Paradise 09. A Sign Of Peace 10. Low (I Wouldn’t Mind)
Sito Web: https://www.facebook.com/graveyardofficial/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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