Grave Pleasures – Recensione: Motherblood

Dopo il buon esordio “Dreamcrash” (2015), gli anglofinlandesi Grave Pleasures (una volta noti come Beastmilk), tornano sul mercato discografico con il secondo studio album “Motherblood” forti del contratto con la prestigiosa Century Media.

Il nuovo album, sorta di concept che illustra le paure umane attraverso la metafora dell’olocausto nucleare, lima agli angoli lo spigoloso post-punk di “Dreamcrash” per dirigersi verso sonorità più accessibili e con un certo tiro rock. Accessibili ma pur sempre cupe, grazie alla funzionalità del tandem formato dalla voce cureiana di Mat “Kvohst” McNerney (Hexvessel, ex-Dodheimsgard e Code) e la chitarra distorta di Juho “Jun-His” Vanhanen (Oranssi Pazuzu). Completano la formazione la seconda chitarra di Aleksi Kiiskilä, il basso pulsante in prima linea di Valtteri Arino e la batteria di Rainer Tuomikanto.

La band continua a rileggere (molto bene) la lezione impartita dalla malinconia dei Joy Division e dalla darkwave dei Sisters Of Mercy, due numi tutelari onnipresenti e riveduti in una chiave metallica. Non mancano memmeno i riferimenti ai Cure (praticamente saccheggiati, ma con grande stile in “Joy Through Death”), nè ad altri esponenti di una new wave qui proposta nelle sue varie facciate, dai flirt con il pop alle più aggressive ombreggiature punk. Durante l’ascolto emergono suoni di Echo And The Bunnymen, Fra Lippo Lippi, The Lords Of The New Church, Magazine, The Sound, solo per citare le sfumature di alcuni mostri sacri che i Grave Pleasures hanno saputo riadattare con personalità.

“Infatuation Overkill” apre le danze con la sua carica dark rock dannatamente intrigante, sebbene le chitarre distorte e la produzione furbescamente ottantiana di Jaime Gomez Arellano, contribuiscano a mentenerne vivi i tratti più affilati. Altrettanto si può dire di “Be My Hiroshima”, pezzo contaminato da un pop rock noir e dal refrain che vi sfidiamo a non canticchiare dopo un solo ascolto.

“Joy Through Death”, che ricalca le sonorità criptiche di un “Pornography”, “Laughing Abyss” e “Atomic Christ” (segnaliamo qui la breve – ma intensissima! – parte vocale di un certo David Tibet) sono altri highlight di questo ascolto che infila dieci potenziali singoli, che nella loro orecchiabilità mantengono un mood affilato e crepuscolare.

“Motherblood” non solo rivede le sonorità dark punk d’antan, ma le trasporta nel contesto attuale con senso estetico e idee caratteristiche. Davvero interessanti i Grave Pleasures, una band da tenere in seria considerazione se amate questo genere musicale.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Infatuation Overkill 02. Doomsday Rainbows 03. Be My Hiroshima 04. Joy Through Death 05. Mind Intruder 06. Laughing Abyss 07. Falling For An Atom Bomb 08. Atomic Christ 09. Deadenders 10. Haunted Afterlife
Sito Web: http://gravepleasures.tumblr.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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