Grave Pleasures – Recensione: Dreamcrash

I Grave Pleasures sono la nuova incarnazione dei Beastmilk, band che diede alle stampe nemmeno due anni fa l’apprezzato “Climax”, un convicente album parte di un revival post punk che ha visto i paesi nordici in prima linea. Dopo lo split con il chitarrista Johan “Goatspeed” Snell, i componenti restanti dei Beastmilk decidono dunque di proseguire la loro avventura con il nome di Grave Pleasures. Il nucleo originario resta pressochè intatto, con Matt McNerney alla voce, Valtteri Arino al basso, Linnéa Olsson (The Oath) alla chitarra e Uno Bruniusson alla batteria. Al gruppo si aggiunge Juho Vanhanen (dagli interessanti Oranssi Pazuzu) come guest alla seconda chitarra.

“Dreamcrash”, prima testimonianza del rinnovato ensemble, mostra come il sound dei Grave Pleasures sia meno fisico rispetto a quello dei Beastmilk, tuttavia più vario, bilanciando la crudezza del post punk alla malinconia della darkwave, senza far mancare in alcuni brani un certo groove metallico che nel contesto non guasta affatto. La produzione, affidata a Tom Dalgety (Royal Blood, Killing Joke), lascia che sull’album graviti un alone  ruvido che esalta i caratteri cupi e introspettivi del platter.

Fin dall’opener “Utopian Scream” notiamo come gli elementi nevralgici dell’ascolto siano innanzitutto la voce di Matt, leggermente trascinata e un po’ cureiana ma abbastanza caratteristica, le distorsioni della chitarra di Linnéa (che partecipa attivamente anche al songwriting) e il basso pulsante di Valtteri, guida della sezione ritmica come insegnano i numi tutelari del genere. The Cure, Siouxsie And The Banshees e i Christian Death di Rozz Williams sono i primi nomi che vengono in mente all’ascolto del disco. La band tuttavia non si limita a reinterpretare i propri ispiratori, ma aggiunge qua e là dei tocchi personali piuttosto interessanti.

Se tracce come le buone “Crying Wolves”, “Crisis” e “Girl In A Vortex” sono chiari tributi al gothic rock d’antan, “Futureshock” e “Taste The Void” possiedono un tiro decisamente più heavy/punk e un suono robusto e metallico. Citiamo anche “Lipstick On Your Tombstone”, che nel suo mood rockeggiante ci ricorda l’Alice Cooper più dark. Album scorrevole e consigliato a chi segue il lato oscuro della new wave, “Dreamcrash” è di certo un buon biglietto da visita per i Grave Pleasures.

Voto recensore
7
Etichetta: Sony / Columbia

Anno: 2015

Tracklist:

01. Utopian Scream
02. New Hip Moon
03. Crying Wolves
04. Futureshock
05. Crisis
06. Worn Threads
07. Taste The Void
08. Lipstick On Your Tombstone
09. Girl In A Vortex
10. Crooked Vein
11. No Survival


Sito Web: http://gravepleasures.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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