Grave Digger – Recensione: Symbol Of Eternity

I Grave Digger in quarant’anni di attività hanno pubblicato ventuno album senza mai allontanarsi troppo dal loro marchio di fabbrica. Se questo è sicuramente un pregio, dall’altra parte è evidente che le idee inizino a finire, il rischio di essere una citazione di se stessi c’è e il risultato è puntare alla quantità più che alla qualità.

Ovviamente, non si può dire che l’album sia brutto, visto il livello altissimo di tutti gli artisti coinvolti, oltre il noto e indiscutibile genio interpretativo e compositivo di Chris Boltendahl, ma la sensazione costante di già sentito è un malus di cui si deve tener conto, unito all’idea di “compitino” per la maggior parte delle canzoni, che sono ben “apparecchiate” ma senza il guizzo finale.

In realtà si parte piuttosto bene con la rocciosa ed energica “Battle Cry”, seguita da “Hell is My Purgatory”, sostenuta da un buon ritmo serrato e un ritornello estremamente memorizzabile. Da qui in poi qualcosa si inceppa e il disco scivola in una specie di anonimato grigio. “King Of The Kings” è decisamente noiosa e prevedibile in ogni passaggio. Sulla stessa lunghezza d’onda la title track, in cui sembra anche poco convinto e quasi annoiato il buon Chris.

Poi passiamo di brano in brano a una parte dell’album in cui non si trovano difetti evidenti e il tempo passa piacevolmente, ma i brani si susseguono senza lasciare il segno. “Nights Of Jeruslaem” e “Heart Of A warrior” avrebbero anche un buon piglio e sul momento fanno anche tamburellare le dite a ritmo, ma una volta finite scompaiono dalla mente.

Così come “Grace Of God”, che viene introdotto da un piacevole quanto prevedibile pezzo acustico, per poi perdersi nell’anonimato andando avanti. Discorso analogo con  “Sky Of Swords” e la seguente “Holy Warfare”, per giungere a “The Last Crusade”, che se non altro sembra più sentita e partecipata. Chiude l’album la cover (ennesima) di “Hellas Hellas”, in cui Boltendahl si cimenta anche nel cantato in lingua greca.

Sono in difficoltà nel dare un giudizio finale perché, pur essendo un album di ottima qualità in senso assoluto, e i Grave Digger siano un gruppo leggendario, difficilmente un fan dei tedeschi o comunque chiunque bazzichi certe sonorità da un po’ di anni, lo apprezzerà, in quanto troppo derivato e auto citazionista. In realtà anche per chi vuole conoscere questa band ci sono sono parecchi album di gran lunga migliori, senza dover arrivare alle origini.

Etichetta: Rock Of Angels Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. The Siege of Akkon 02. Battle Cry 03. Hell is my Purgatory 04. King of the Kings 05. Symbol of Eternity 06. Saladin 07. Night of Jerusalem 08. Heart of a Warrior 09. Grace of God 10. Sky of Swords 11. Holy Warfare 12. The Last Crusade 13. Hellas Hellas
Sito Web: https://grave-digger.de

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