Grave Digger – Recensione: Fields Of Blood

Fields of Blood” è il titolo del nuovo album dei Grave Digger, il diciannovesimo della loro lunga carriera discografica. Fra i pionieri della nascita del power/speed teutonico, roccioso, aggressivo, privo di fronzoli e tecnicismi, a tratti epicheggiante e melodico, la band tedesca si è sempre distinta, fra le altre, per l’ugola sgraziata e graffiante di Chris Boltendahl. In 4 decadi, tra alti e bassi, i becchini tedeschi sono sempre rimasti fedeli a sé stessi e a quel sound che hanno contribuito a forgiare, pur introducendo, nel lungo periodo, qualche variazione/alternanza: cori e melodie epiche in taluni album, atmosfere dark e aggressività in talaltri. Questo approccio musicale, se da un lato ha costituito un limite notevole in termini di creatività, dall’altro ha garantito uno stile pienamente riconoscibile nel tempo. Nonostante l’assenza di una stabilità in termini di line-up nel lungo periodo, i Grave Digger, a partire dal 1993, anno della loro rinascita musicale, hanno realizzato dei lavori di un certo spessore: “Knights Of The Cross”, “The Grave Digger”, l’epico “Rheingold”, “The Last Supper”, “The Reaper”, “Heart Of Darkness” e il masterpiece “Tunes of War”. I dischi prodotti nell’ultimo decennio, pur presentando, talvolta, qualche deficit di ispirazione compositiva, sono comunque ben al di sopra della media, confermando Boltendhal e soci tra gli alfieri dell’heavy teutonico più tradizionale e intransigente.

L’ultima fatica della band è accompagnata da due importanti novità. Il veterano Stefan Arnold, dopo la bellezza di 24 anni dietro le pelli, lascia il posto a Marcus Kniep, che già dal 2009 aveva collaborato in qualità di tecnico, dal 2015 è entrato come tastierista ufficiale al posto dello storico H.P. Katzenburg e in “Fields Of Blood” riveste il doppio ruolo di batterista/tastierista. La seconda novità è l’artwork. I Grave Digger, dopo 13 anni di collaborazione con il rinomato artista ungherese Gyula Havancsák, lasciano il compito della realizzazione della cover al russo Alexander Tartsus. L’artwork ritrae la battaglia di Sterling bridge, una delle più importanti vittorie della prima guerra d’indipendenza scozzese ad opera di William Wallace e Andrew de Moray. Come si evince dalla copertina, quindi, “Fields Of Blood” riprende uno dei temi tanto cari a Boltendhal, ovvero la storia scozzese. Il full length, nella bio, è presentato come l’episodio finale di una ideale trilogia iniziata proprio con “Tunes Of War”. Questa descrizione appare un tantino forzata, in quanto la release in questione ha una struttura più simile al disco del 1996 che a “The Clans Will Rise Again”. Più plausibile è l’idea che il vocalist abbia ritenuto opportuno celebrare i 40 anni di musica omaggiando “Tunes Of War”, il lavoro più amato e più conosciuto del combo teutonico.

Fields Of Blood” consta di 12 canzoni in tutto, 10 brani più 2 strumentali (un intro e un outro). Dal punto di vista dei contenuti la release si può considerare quasi un concept; buona parte dei testi riprendono gli eventi narrati in “Tunes Of War”, stavolta non direttamente dai protagonisti celebri (Malcom II, William Wallace, Robert I Bruce, ecc…), ma da uomini comuni che hanno combattuto e vissuto quegli stessi eventi in prima persona. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente musicale, nessuna sorpresa: un solido heavy teutonico che alterna mid tempo rocciosi, brani più martellanti, pezzi cadenzati dal sapore epico, con, in generale, un buon bilanciamento tra potenza, aggressività e melodia. Il songwriting, pur inscritto nell’archetipo del genere, si mantiene, tutto sommato, su buoni livelli e risulta nel complesso abbastanza convincente. Le similitudini con “Tunes Of War” appaiono evidenti fin dai brani iniziali. Le primissime note intonate dalla cornamusa dell’introduttiva “The Clansman’s Journey” non possono non ricordare quelle presenti in “The Brave”, ma ben presto tutto cambia, con l’innesto di tamburi dalla ritmica tribale, che si fondono all’incedere battagliero di batteria, basso e chitarra. “All For The Kingdom”, è un up-tempo che cita, nel riff e nell’impostazione, “Scotland United”, dal ritornello anthemico, con un passaggio dal sapore prog a metà brano e un bell’assolo di stampo neoclassico realizzato dal buon Ritt, che omaggia Bach.

Buono anche il pezzo successivo, “Lions of the Sea”, un mid-tempo roccioso, scelto come primo singolo; esso, tuttavia, devia dal mood drammatico dell’intero album, a causa dell’atmosfera del ritornello e dei cori simil marinareschi.

Union of the Crown” rimane sulla falsa riga delle tracce precedenti, con un Ritt che sciorina tutte le sue abilità da virtuoso della sei corde. “Freedom” cita, nel riff indiavolato iniziale e nella ritmica martellante, “William Wallace (Braveheart)”; il rallentato nel bridge non è uno degli episodi migliori dei becchini, ma il ritornello e il coro sono quanto di più epico (c’è un che di Blind Guardian) Boltendhal e soci avrebbero potuto concepire. Peccato per il coro “da stadio” che turba la prima parte dell’assolo di Ritt. Con “The Heart of Scotland” tornano cornamusa e tamburi per introdurre il classico “pezzone” cadenzato, anthemico, epico. Brano sicuramente notevole. “Thousand Tears” è l’inevitabile semiballad, che non può mancare in un concept dei Grave Digger; il brano, tuttavia, non ha le caratteristiche tipiche della ballad melensa per cuori infranti a causa di un amore perduto: la melodia è, piuttosto, malinconicamente eroica, impreziosita sia dal cantato greve di Boltendhal, quasi irriconoscibile sui toni medio-bassi, sia dalla cornamusa. Ospite speciale la cantante dei Battle Beast Noora Louhimo.

Come accennato in precedenza, la band tedesca, già da tempo, mostra difficoltà a mantenere uno standard omogeneo per un intero album e, ahimè, dopo i primi brani in scaletta, emergono qua e là episodi in cui si avverte un po’ di stanchezza, una certa ripetitività o tentativi maldestri di variazioni innovative. “My Final Fight” è una cantonata che si poteva risparmiare: l’andamento folkeggiante, in stile polka, ricorda i Korpiklaani; il pezzo è totalmente fuori contesto, se non fosse per il ritornello, sicuramente più in linea con il genere dei tedeschi. Un tentativo di sperimentazione con canzoni simil folk si era già tristemente riscontrato nel precedente “The Living Dead”. “Gathering of the Clans” sembra quasi la fotocopia di “All for the Kingdom”; l’andamento leggermente più veloce e un break epicheggiante, in cui riemerge la cornamusa, risollevano, seppur di poco, le sorti del brano. Avrebbe potuto essere un potente brano speed dal taglio epico, in pieno stile Grave Digger; peccato. “Barbarian” rimanda alla battaglia di Culloden: gli scozzesi vengono sconfitti da Guglielmo duca di Cumberland, soprannominato il Macellaio per la sua crudeltà ed efferatezza. Il pezzo è un mid-tempo heavy rock che, però, non rispecchia la ferocia del personaggio trattato: un brano con atmosfere dark e dal piglio più brutale sarebbe stato l’ideale. Ci avviamo alla conclusione con la lunghissima title track, di ben 10 minuti, che racchiude un po’ di tutti gli elementi già citati: l’intro di cornamusa lascia lo spazio ad un mid-tempo epico, assoli funambolici, parti rallentate e melodiche prima della ripresa del ritornello. La parte acustica nel break centrale, con il coro quasi in falsetto, è stridente e lascia un senso di straniamento in chi ascolta. Malgrado ciò il pezzo funziona nel suo complesso e scorre bene. “Requiem for the Fallen” è la strumentale di chiusura: una melodia oscura, drammatica, quasi cinematografica, che cala il sipario sui “campi insanguinati”.

Nonostante qualche scivolone e un songwriting non sempre all’altezza, “Fields of Blood” è un buon lavoro, che piacerà sia ai fan sia a chi apprezza le sonorità più tradizionali e in linea con il passato, ma anche con le ultime uscite della band. Certo, considerata l’esperienza quarantennale del gruppo, ci si sarebbe aspettati un lavoro più accurato. Ad ogni modo, buon compleanno Grave Digger.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Clansman's Journey 02. All For The Kingdom 03. Lions Of The Sea 04. Freedom 05. Heart Of Scotland 06. Thousand Tears (feat. Noora Louhimo) 07. Union Of The Crown 08. My Final Fight 09. Gathering Of Clans 10. Barbarian 11. Fields Of Blood 12. Requiem For The Fallen
Sito Web: www.grave-digger-clan.de www.facebook.com/gravediggerofficial

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