Gräce – Recensione: Hope

Isra Ramos è uno dei più attivi e prolifici artisti della scena metal spagnola: cantante, compositore e produttore, Ramos sembra proprio possedere quel profilo – duttile e collaudato – che piace tanto a Frontiers quando si tratta di supportare artisti emergenti o creare progetti nuovi sotto tutti gli aspetti. Dopo un ventennio che lo ha visto esibirsi con Alquimia e Avalanch, collaborare con Alberto Rionda, Mike Terrana, Dirk Schlächter e Jorge Salán, andare in tour con Scorpions, Europe, Nightwish, Rhapsody of Fire e Angra, nonché partecipare agli album di Mägo de Oz, Celtian, Ankor e Death & Legacy, “Grace” rappresenta per Ramos la rifrescante, liberatoria possibilità di trovare un linguaggio che possa sentire davvero proprio, sperimentando maggiormente rispetto a quanto cantato e composto in passato. Supportata da Alberto Román e Jordi Costa (chitarre), Jared Camps (basso) e Joel Marco (batteria), la voce di Ramos è pulita e suadente, perfetta per introdurre con dolcezza al quadro cinematografico dell’openerAtreyu”: il brano, anche grazie al consistente tappeto elettronico, ha quello sviluppo sinfonico ed avvolgente che – come la pizza, il gelato o il Crispy McBacon – piace un po’ a tutti. Come le sigle degli appuntamenti sportivi più importanti, il suo ritornello occupa uno spazio di memoria prima che possiamo accorgercene, e la magia di “Hope” può dirsi realizzata già a partire dalla sua traccia di apertura.

Con la maggior parte dei brani che si attestano tra i quattro ed i cinque minuti, il disco ha una forte componente visuale e narrativa, per dare vita ad una girandola di citazioni, racconti di fantasia (“Blind Love”) ed accostamenti inediti (pop anni ottanta + scream = “The Nowhere Man”) che, se anche non rappresentano qualcosa di nuovo, ci vanno comunque vicino. Ed è in queste occasioni che il progetto personale/solista assume una dimensione nuova e significativa: quella di un prodotto del quale più o meno consapevolmente si poteva sentire la mancanza perché prima d’ora erano mancati il coraggio, il tempo, l’occasione. Sono tante le canzoni nelle quali si avverte quel senso di liberazione che permette all’artista di esprimersi senza le costrizioni del genere o dell’etichetta: lo senti ad esempio nella passione con la quale l’ospite Ronnie Romero interpreta “Evergarden”, nella delicatezza spiazzante di “Together” o nella leggerezza di una “Atomic Heart” che sembra una cover di Britney Spears messa lì per dimostrare che su questo album nessun genere può davvero dirsi al sicuro. Al di là dei singoli episodi, in ogni caso, ogni momento del disco sembra infuso di energia, di voglia di comunicare e coinvolgere, di un elemento umano – e anche un po’ romantico – che in questo caso serve soprattutto per vincere la diffidenza verso un lavoro per alcuni aspetti diverso, forse a tratti leggermente manieristico (come tipico della tradizione metal spagnola) ma senza mai smarrire la sua anima (“Invincible”).

La generica accezione di “rock” usata per descrivere “Hope” sembra davvero pertinente, nel momento in cui Ramos tiene fede all’impegno di dare un senso a questo progetto per esplorare tutte le sfaccettature del genere, restituendo allo stesso tempo un insieme laterale e cantabile (“The Sinner”), gradevole nella capacità di starsene beatamente a galla quando non serve fare altro (“Fiona”, just a love song) come i nichilisti de Il Grande Lebowski, certamente sperimentale negli abbinamenti ma senza scadere nella trappola di una slegatura intellettualoide e confusa. Grazie alla potenza sempreverde di un ritornello interpretato con passione, all’eleganza di uno stacco orchestrale o ancora all’irresistibile brio di una moderna operetta in salsa metal, questo disco propone un approccio gentile alla complessità, un invito intrigante ed intelligente all’insolito (“Snow White At The End Of The World”), un accogliente spazio di mezzo tra pop rock sinfo e prog che prima d’ora non pensavamo nemmeno esistesse, e dopo questi quarantasei minuti già ci manca.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Atreyu 02. The Nowhere Man 03. Blind Love 04. The Sinner 05. Snow White (At The End Of The World) 06. Evergarden (Feat. Ronnie Romero) 07. Fiona 08. Together 09. Atomic Heart 10. Invincible 11. Hope
Sito Web: facebook.com/gracebandoff

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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