Gotthard – Recensione: Silver

Le nozze d’argento con il loro pubblico, i Gotthard le festeggiano con un album valido, ma che merita un paio di ascolti in più del solito per essere apprezzato. “Silver” ha una serie di aspetti positivi che si notano fin da subito, e altri che invece richiedonho un approfondimento più minuzioso. In particolare, coloro che hanno amato e amano tuttora il gruppo elvetico per la grandissima intensità delle loro ballad, questa volta potrebbero ritrovarsi un po’ spiezzati, dal momento che di ballad vere e proprie ce ne sono poche e che non sono, detta come va detta, i pezzi più significativi dell’album. Album che comunque inizia alla grande, in pompa magna, con “Silver River“, introdotta da un coro quasi a cappella eseguito dai componenti della band che apre uno dei anti episodi di buon hard rock, quadrato e dinamico. Ad essa si attacca, senza nessuna pausa, la successiva e altrettanto dinamica “Electrified“: come dire, un nome, un programma.

Per questo lavoro, quindi, i Gotthard hanno puntato molto più sui brani puramente hard rock trascurando in buona parte la componente melodica che da sempre viaggia in parallelo con l’altra parte. “Stay With Me“, che aveva fatto da singolo apripista, è una buona dimostrazione di questa deriva ormai ben esplicita, un brano che si apre e si chiude con un arpeggio di chitarra, a fare quasi da parentesi, ma su cui si innesta poi una power ballad molto intensa e comunque più eposta verso il versante heavy. Quasi tutte le tracce proseguono sulla falsariga delle prime, con ritornelli corali entusiasmanti, parti strumentali equamente distribuite, caratterizzate in particolare da uno strepitoso Leo Leoni alla chitarra, e la generale sensazione che, almeno in questo momento della loro carriera, i Gotthard preferiscano lasciare un po’ da parte l’aspetto più riomantico del loro sound. Questo non impedisce comunque a Nic Maeder di cantare brani dai testi positivi, che inneggiano alla speranza e alla bellezza, carichi di un’energia che in un primo momento sembra un po’ soffocata dall’enfasi di certi riff. “Reason For This” segue un po’ lo stile di “Stay With Me”, e non bastano la breve introduzione di piano e il sottofondo costsnte delle tastiere per definirla una ballad. Ci pensano invece le divertenti “Tequila symphony no. 5” e “My Oh My” a dare la giusta dose di energia ala seconda parte dell’album, sfoderando un paio di ritornelli che in sede live spopoleranno di sicuro e risollevando un po’ le sorti, considerando che “Why” e “Blame On Me” non sembrano invece destinate a restare negli annali come i brani più significativi della band.

Inutile recriminare, comunque. I Gotthard 2.0 sembrano avere ben chiara la strada da intraprendere nei prossimi anni, hanno ormai definito e perfezionato il loro stile e sembrano ben avviati a proseguire per questa strada. Guidati, a quanto sembra, da un fiume argentato che sprizza hard rock energico e sanguigno da tutti i pori.

gotthard

Voto recensore
7,5
Etichetta: G Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Silver River

02. Electrified

03. Stay with me

04. Beautiful

05. Everything inside

06. Reason fot this

07. Not fooling anyone

08. Miss me

09. Tequila symphony no. 5

10. Why

11. Only love is real

12. My oh my

13. Blame on me

14. Walk on (Bonus Track)

15. Customized lovin' (Bonus Track)
Sito Web: https://www.facebook.com/Gotthard/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. MARK HUGE

    mah …..a me questa strada non piace , disco ben confezionato , pulitino e innocuo , manca de botta su 15 brani ne salvo 7, si inizia bene coi primi tre poi du palle fino a only love is real , poi finalmente si svegliano con le ultime quattro e due sono bonus!!!! Magari togliere qualche ballatina del cavolo in piu non avrebbe fatto male all’economia del disco.
    in ultima analisi aggiungo che Nik Maeder pur avendo un bel timbro risulta piatto , mai un acuto mai un pò di grinta in più ……mah a sto giro passo , se mi guardo attorno c’è roba molto più interessante ….voto 6

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  2. Andy

    purtroppo questo album segna una netta virata di stile per i grandi Gotthard!!!….ormai non c’e’ piu’ niente che li possa paragonare all’era Lee/Leoni…..Nic Maeder ha cambiato per sempre il songwriting di questa band!…il nuovo corso piu’ seventies risulta pero’ molto scarso…solo i primi tre pezzi si possono considerare all’altezza di questa band…dopo la poppeggiante beautiful infatti si susseguono brani poco ispirati e scalbi…la ripresa avviene solo verso la fine dell’album….ma niente di particolare questa volta!!!…

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