Gorgoroth – Recensione: Instinctus Bestialis

L’attesa è stata lunga, per fortuna non del tutto vana. Più volte annunciato e rimandato causa problemi con la precedente etichetta, vede finalmente la luce “Instinctus Bestialis”, il nuovo capitolo discografico dei Gorgoroth made in Infernus. E sia chiaro che il nostro “non del tutto vana” non vuole essere usato in termini critici. “Instinctus Bestialis” non è forse il miglior album della band, ma fotografa un ensemble solido e ancora con molte frecce al proprio arco.

Il titolo dovrebbe già far scattare un campanello d’allarme in chi ha amato dischi come “Pentagram”, “Antichrist” e “Under The Sign Of Hell”, perchè nei trentuno minuti del platter, Infernus e soci recuperano quello che è appunto il lato più “bestiale” del gruppo. Violento e senza compromessi, a sei anni di distanza dal pur buono “Quantos Possunt Ad Satanitatem Trahunt” (ci sarebbe nel mezzo anche la reincisione di “Under The Sign Of Hell” del 2011, ma vogliamo pensarla come un’operazione for fans only), “Instinctus Bestialis” riporta in vita la cacofonia e la brutalità del black metal anni ’90, quando le facce pittate facevano paura per davvero.

Non aspettatevi dunque evoluzioni o sorprese, anzi, i Gorgoroth guardano al passato e lo fanno con grande convinzione, senza preoccuparsi di suonare al passo con i tempi o con un minimo di originalità. Se da un lato è giusto chiedersi se abbia senso proporre ancora oggi un disco in questi termini, dall’altro è indubitabile come il bagaglio esecutivo del gruppo e il songwriting vantino un livello superiore, tale da farci metabolizzare senza difficoltà le strutture volutamente ricorsive, spoglie e senza troppi giri di parole, malvagie.

Infernus macina riff taglienti e veloci, concedendosi raramente aperture melodiche. Quando questo accade, come ad esempio in “Rage”, ecco che i Gorgoroth mostrano la loro vena epica, con rallentamenti tanto semplici quanto d’effetto. La sezione ritmica avanza come una schiacciasassi e con la precisione di un cecchino. D’altronde, il basso pulsante dell’ex-Obituary Frank Watkins e la batteria di Tomas Asklund, sono una garanzia. Le vocals del nuovo innesto, il serbo Atterigner (Triumfall) paiono rabbiosi latrati che arrivano dalle viscere della terra. E’ tutto da manuale, questo è vero, ma sufficiente ad inquietare e a risvegliare il fantasma del black metal primitivo.

In questo senso “Dionysian Rite”, “Ad Omnipotens Aeterne Diabolus”, la citata “Rage” e “Kala Brahman”, sono ottimi episodi di genere e l’album piacerà di certo a chi è legato alle sonorità old-school. Un disco letteralmente istintivo, macabro e pieno di rabbia, “Instinctus Bestialis” sarà per alcuni anacronistico, per altri un’iniezione di adrenalina in un panorama sempre più perfezionista e lontano dalle origini.

Voto recensore
7
Etichetta: Soulseller Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Radix Malorum
02. Dionysian Rite
03. Ad Omnipotens Aeterne Diabolus
04. Come Night
05. Burn in His Light
06. Rage
07. Kala Brahman
08. Awakening


Sito Web: http://www.gorgoroth.info/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. krom

    Ma l’hai ascoltato almeno l’album?Fai le recensioni senza ascoltare i dischi?Non ha nulla di old school black anni 90.Non dico altro che e’meglio.

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    • Andrea Sacchi

      Io lo trovo old-school eccome, senza nessuna pretesa di avere la verità in tasca. Tu in quali termini ne parleresti invece?

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  2. cristian

    e’ necessario ascoltarli bene i dischi perchè da quello che hai scritto i gorgoroth hanno pubblicato un disco di puro black metal anni 90, quando invece si tratta di un debolissimo death metal di serie b e per giunte pure monotono. il black metal è decisamente un’ altra cosa.

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  3. Riccardo Manazza

    A me il disco sembra sia abbastanza old school, sicuramente ingloba alcuni elementi di death/black (la voce ed esempio) che esulano dal suono gelido tipico di altre band scandinave, ma l’attitudine è molto da band anni novanta, anche se rivista sotto un’ottica leggermente diversa. Definirlo monotono mi suona poi totalmente incomprensibile. Non mi pare né che le canzoni si assomiglino in modo così marcato, tantomeno che al proprio interno siano così ripetitive. Un buon disco, migliore di quello prima sicuro.

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    • cristian

      Tralasciando il gusto personale e puramente soggettivo di chi si potrebbe mettere all’ ascolto del disco, è evidente che non si tratta di black metal. Se metto su l’ ultimo dei marduk, sin dal primo riff appare evidente che si sta ascoltando del puro black metal. Ma il disco dei Gorgoroth è un disco di death metal svedese che si poteva tranquillamente ascoltare a metà anni ’90. Definirlo black metal old school solo perchè ha una produzione sporca, non è accettabile.
      La stessa cosa succedeva agli Acheron di Vincent Crowley, che pur suonando death metal, venivano definiti black solo perchè trattavano tematiche occulte. Anche i Behemoth vengono spesso inseriti nello stesso filone.
      E’ poi la monotonia c’è perchè i pezzi seguono quasi tutti lo stesso schema. Ascoltatelo bene e ve ne renderete conto. Non incensiamoli solo perchè sono i Gorgoroth.

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      • Andrea Sacchi

        Non sono d’accordo Cristian, anzi, più lo ascolto più resto sulla mia posizione, senza nulla togliere alla tua, sia chiaro. Non mi pare di incensarli, il disco a mio parere è discreto, ben fatto, ma non imprescindibile. Per restare nel loro circuito, i God Seed secondo me sono avanti anni luce. Detto questo, al di là della produzione sporca trovo che i brani non siano affatto ripetitivi, anzi, spesso adottano rallentamenti o leggere parentesi atmosferiche. Gli elementi death ci sono di sicuro, ma non li trovo preponderanti. Poi ognuno rimanga pure del suo parere, è sacrosanto.

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      • Riccardo Manazza

        Mi spiace ma allora non condivido la tua definizione di black metal. Il death svedese ha un suo suono, una sua codifica di schema musicale e questo disco non credo abbia nulla di death stile entombe, Dismember o At The Gates, Edge Of Sanity, etc. Semmai questo disco non ha moltissimo di black metal nordico puro, se prendi come esempio i Marduk, i Dark Funeral o i Darkthrone o i Burzum. Tutte sicuramente band che hanno avuto la loro voce nella storia del black metal, ma non assolutamente l’unico modo di fare black metal. la definizione nasce proprio in primo luogo per definire le tematiche nei testi, per cui il termine black metal per Acheron e Behemoth qundo sono usciti è filologicamente calzante. Di fatto in questo disco ci sono riff crudi e taglienti, testi satanici e inserti armonici maligni. Per me è fondamentalmente black metal. E anche abbastanza old school nello spirito (anche se concordo che non possa essere definito solo così). E non mi pare proprio che tutte le canzoni seguano lo stesso schema, anzi sono più varie di parecchi dischi black metal che paiono la riedizione numero 5000 di “Transylvanian Hunger”. Di certo non è true norvegian black metal, ma fortunatamente la defizione del genere non è così circoscritta da finire lì. Poi se fa schifo, ci sta… ci mancherebbe. Però io il disco l’ho ascoltato bene, te lo garantisco, e a me non dispiace per nulla.

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        • cristian

          THE CROWN death is no dead. ecco a chi ho pensato appena ho messo su il disco dei Gorgoroth. le similitudini sono parecchie. il primo disco black metal che acquistai fu nel 1992 e si trattava di “a blaze in the northern sky” dei darkthrone. in più di ventanni i miei timpani hanno imparato molto bene a distinguere il black metal dal death metal o dal blackened death di gruppi tipo i Behemoth o i God Dethroned.
          Rimango del parere che non in “instinctus bestialis” non vi è traccia del black metal. sul fatto che sia un buon disco o meno, come ho già scritto ieri, è puramente personale.

          Reply (in reply to Riccardo Manazza)

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