Goodbye – Recensione: A Moon Daguerrotype

Non vorrei sembrare intollerante, ma penso che il mondo potrebbe essere migliore se ogni multisala fosse dotata di maschera ed ogni maschera di taser. Sono sicuro possa bastare il profilo della figura del vigilante nel buio, a ricordarti la differenza tra lo schermo di un cinema ed il divano di casa tua, con un home-theatre acceso su Netflix. E’ con questo stato d’animo che mi accingo a recensire “A Moon Daguerreotype“, il terzo album dei Goodbye Kings, un ritorno coraggioso all’autoproduzione dopo l’imponente “Vento” (Argonauta Records). Solo tre anni sono intercorsi tra i due dischi, e se ascoltando questo nuovo lavoro vi sembreranno un’era geologica la colpa è di “Targa Florio, 1906“, 15 minuti di saggio finale al conservatorio del post rock pubblicati nel 2017 in uno split EP diviso con gli Spruce Traps. Da qui ripartono i GK, più consapevoli che in passato nel mettere su nastro suono ed idee, senza timore di vedere le loro iniziali influenze metal trascolorare. Nell’omaggiare la magia del cinema (da sempre grande amore del post rock tutto), “A Moon Daguerreotype” si inchina alla frammentarietà della “Music for films” di Brian Eno, che qui è substrato fertile per la crescita di suite dolcemente minimali (“Méliés The Magician“, dove lo shoegaze trasfigura nei colori caldi e malinconici di un sax) o sognanti (“Drawing with light” e “The Ancient Camera of Mo-Zi“, riprendono i suoni rarefatti dei primi King Crimson). Se “Phantasma” procede in un dondolio ozioso, non irritatevi, lo fa solo per introdurre “Giphantie“, dove i GK sfiorano Tortoise e June of 44 per poi abbandonarsi ad una posa più scanzonata e genuinamente rock. Con la titletrack infine il collettivo prova a ripetere l’exploit di “Targa Florio“, anche se questa volta il risultato soffre della foga eccessiva di riannodare le fila (quasi a voler chiudere la sceneggiatura più liquida di Jarmusch riconducendola ad una linearità che non le è propria), ed affiorano qua e là momenti di stanchezza (i riff reiterati alla “Tri-State Tornado“, che funzionavano a meraviglia in “Vento“, qui, a mio avviso, diminuiscono l’efficacia del brano), nonostante lo splendido tema portante che caratterizza il pezzo.

In ogni caso, “A Moon Daguerreotype” attesta la crescita continua della band che decide di sfruttare l’autoproduzione per aumentare ulteriormente i gradi di libertà della propria musica. Nota a margine: copertina magnifica, come al solito.

Etichetta: Autoproduzione

Anno: 2019

Tracklist: 01. Camera Obscura 02. Méliès, The Magician 03. Drawing With Light 04. Phantasma 05. Giphantie 06. Space Frame Natives 07. The Ancient Camera Of Mo Zi 08. A Moon Daguerreotype
Sito Web: https://goodbyekings.bandcamp.com/album/a-moon-daguerreotype

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