Slayer – Recensione: God Hates Us All

Attesissimo e già chiacchierato (e scaricato) ben prima della release ufficiale, il blasfemo ‘God Hates Us All’ segna un importante ritorno: quello degli Slayer alla velocità. Da molto ormai non suonavano così furiosi Araya e compagni, e sicuramente chi non ha apprezzato la svolta modernista e groove-oriented di ‘Diabolus In Musica’ farebbe bene a riavvicinarsi al gruppo per ritrovare in esso la maggior parte dei probabili motivi d’eccitazione degli anni ’90. Già dall’inizio ‘Disciple’ e ‘God Send Death’ fissano il mood del disco, indulgendo talvolta in una saturazione vocale non sempre necessaria ma segno comunque di un gruppo tornato alla furiosa malevolenza di cui è più credibile e intenso simbolo. Non mancano momenti meno tirati ma –in piena tradizione- sinistramente tesi da una presenza deviata. Naturalmente c’è posto anche per materiale in linea con la già citata evoluzione di ‘Diabolus…’: da questo punto di vista ‘Exile’ è probabilmente il miglior episodio di ‘God Hates Us All’, letteralmente devastante nella propria apertura speed-tribal e nella prestazione di Tom Araya, paurosamente incattivito dietro al microfono. Un gruppo che sembra dunque aver ritrovato un equilibrio fra tradizione e spinta evoluzionista pur in un songwriting non sempre ai massimi livelli, e che ha ulteriormente incrementato (com’è normale che sia col passare degli anni) il proprio valore simbolico e storico nella scena metal. Appare evidente che lo spazio da riservare agli Slayer –quelli presenti- è ancora notevole.

Teo Segale

VOTO: 7,5

Sgomberiamo il campo da ogni dubbio: questo non è un disco entusiasmante, soprattutto non è un disco all’altezza del mito Slayer. Se è vero che dopo tanti anni non è più lecito aspettarsi un ritorno ai fasti di ‘Reign In Blood’, rimane obbligatorio per una band di tale caratura presentarsi sempre al massimo e stavolta ci sono fin troppe sbavature e banalità. Ovviamente il piacere di riascoltare Araya urlare dietro ad un microfono resta inalterato e Bostaph si dimostra l’impressionante macchina ritmica di sempre. Questa volta sono però le due colonne portanti King/Hanneman a lasciare perplessi: lo spessore delle composizioni non raggiunge che la sufficienza e gemme come la violenta ‘Disciple’ e la crudele ‘Seven Faces’ si perdono nella normalità di ‘Cast Down’, ‘Warzone’ e ‘Exile’. Ancora: ‘God Send Death’ , ‘New Faith’ e ‘Payback’ trascinano ad un primo ascolto, ma i riff portanti sono troppo sfruttati per rimanere impressi a lungo. Per di più le stesse chitarre escono penalizzate da un mixaggio di stampo hardcore che lascia troppo spesso in evidenza lo screaming ossessivo di Araya nascondendo le sfumature delle ritmiche. Delusi? Non preoccupatevi, se amate il gruppo non avrete difficoltà ad ascoltare ‘God Hates Us All’ qualche migliaio di volte e alla lunga qualche cosa vi resterà attaccato addosso, ma la sensazione è che l’appuntamento con il capolavoro sia perlomeno rimandato. Speriamo non di altri quattro anni.

Riccardo Manazza

VOTO: 6

Etichetta: American/Universal

Anno: 2001

Tracklist:

Darkness Of Christ
Disciple
God Send Death
New Faith
Cast Down
Threshold
Exile
Seven Faces
Bloodline
Deviance
War Zone
Here


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