Goatcraft – Recensione: Yersinia Pestis

La one-man band texana dei Goatcraft torna sul mercato discografico con “Yersinia Pestis”, terzo studio album ancora una volta con la natura del concept e seguito di “The Blasphemer”del 2014, release dedicata a William Blake. Con “Yersinia Pestits”, il mastermind Lonegoat si dedica invece a vere e proprie narrazioni in musica (l’album è interamente strumentale) dove il fulcro è la Pesta Nera, il cui nome scientifico dà il titolo all’opera.

La pandemia a noi conosciuta principalmente per le cronache dell’epoca, sconvolse l’Europa decimandone la popolazione (circa 20 milioni di persone morirono per il contagio), presentandosi con punte di virulenza di varia intensità nei secoli successivi, in particolare nel XVII (la stessa che immortalò Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”). Lonegoat descrive la Morte Nera attraverso dieci tracce di musica neoclassica dove il nostro si conferma un ottimo compositore di ambient.

Per nulla pretenzioso, anzi sobrio, severo nello strutturare le composizioni, il musicista texano lascia che le sue tastiere dipingano paesaggi di desolazione e paura. La atmosfere, non tanto musicalmente quanto per una soluzione di continuità, possono essere paragonate a quelle del black metal, nella negatività e nel profondo senso di rammarico che emerge tra le pieghe del disco.

“Yersinia Pestits” non è dunque un album di musica metal, tanto meno nelle sue vesti estreme, eppure ne ricalca fedelmente lo spirito e in più, tra le fughe e i trilli emergono gli echi dei grandi compositori classici amati dal mastermind, il cui fantasma aleggia nei notturni come “The Rape Of Europa II” e “Kingdoms In Decay”.

Data la natura particolare del platter preferiamo evitare un giudizio numerico, ma consigliamo vivamente un ascolto. La nuova opera di Lonegoat punta sull’impatto emotivo vincendo la sfida e fa rivivere con partecipazione ma senza inutile enfasi, un drammatico spaccato della storia medievale europea.

Goatcraft-Yersinia-Pestis-cover

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: I, Voidhanger Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Beyond Nothingness 02. The Rape Of Europa II 03. Plague 04. Yersinia Pestis 05. Kingdoms In Decay 06. The Great Mortality 07. Flagellation For Atonement 08. Weeping Buboes 09. Bodies Piled 10. Denouement
Sito Web: http://goatcraft.net/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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