Gloryhammer – Recensione: Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards

I Gloryhammer colpiscono ancora nel segno con “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards”, album che segue a due anni di distanza l’esordio “Tales From The Kingdom Of Fife”. Dall’ambientazione fantasy classica in una sorta di Scozia alternativa passiamo ad una saga fantascientifica che mantiene moltissimi legami con il fantastico nonché richiami evidenti a Dundee ed ai luoghi cari al leader del gruppo, ossia il tastierista Christopher Bowes (compositore principale anche dei noti Alestorm).

I musicisti mantengono la veste di personaggi clichées così come per l’album precedente ma con ovvie innovazioni dovute all’ambentazione fantascientifica che varrebbe la pena di citare: Thomas Winkler – Voice-Modulated Star Nucleus; Paul Templing – Dark Matter String Manipulation Interface; James Cartwright – Trans-Dimensional Subsonic Cluster; Christopher Bowes – Positronic Oscillator Command; Ben Turk – Percussive Phi-Quason Battery.

Dal punto di vista musicale l’epic power dei nostri diventa ancor più maturo e gode di una registrazione/arrangiamento spettacolare, che permette a tutti i musicisti di rendere al massimo, a partire dall’ottimo singer Thomas Winkler.

I Gloryhammer decidono poi, con questo CD, di togliersi parecchie soddisfazioni e si divertono a citare le loro fonti di ispirazione con un gusto speciale e tanta personalità.

Quindi possiamo citare il power sinfonico dei Rhapsody per l’opener “Rise Of The Chaos Wizards” ed anche un certo riferimento ai Powerwolf in “Legend Of The Astral Hammer”. Uno dei gruppi amati da Bowes sono i Bal Sagoth e la suite “Apocalypse 1992” sembra per gran parte uscire da un album della mitica band di epic black che faceva della voce narrante e della parti strumentali i propri punti di forza (qualche accenno si trova anche in “Victorious Eagle Warfare”); il brano si sviluppa poi in un formidabile epic power sinfonico con linee melodiche superbe.

La follia istrionica dei Gloryhammer esplode in tutto il suo splendore in due tracce davvero inaspettate. Citiamo prima “Universe On Fire”, in cui i nostri praticamente creano una sorta di mix fra power melodico e hit da discoteca con ritmiche tipiche della techno. In seconda battuta ricordiamo la guascona “The Hollywood Hootsman”, un anthem sbruffone debitore del sound Manowar (da sentire l’urletto finale…) più power-oriented e irriverente. Dopo un ascolto di questi due brani odierete o amerete alla follia questo “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards”.

La vena ironica e un po’ comica del gruppo si evince da tanti altri spunti, a partire dall’ambientazione, ossia il lontano 1992…

Non mancano nemmeno momenti più drammatici come quelli legati alla maestosa “Heroes (Of Dundee)”, canzone di epic power perfetta che pone sugli scudi Bowes per le tastiere ma anche il chitarrista Paul Templing ed il già citato Winkler alla voce.

Di certo la performance e la personalità dei Gloryhammer sono fuori discussione e l’album non conosce il benché minimo punto debole. “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards” è il capolavoro power del 2015.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Infernus Ad Astra
02. Rise Of The Chaos Wizards
03. Legend Of The Astral Hammer
04. Goblin King Of The Darkstorm Galaxy
05. The Hollywood Hootsman
06. Victorious Eagle Warfare
07. Questlords Of Inverness, Ride To The Galactic Fortress!
08. Universe On Fire
09. Heroes (Of Dundee)
10. Apocalypse 1992


Sito Web: http://www.gloryhammer.com/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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