Glorior Belli – Recensione: Sundown (The Flock That Welcomes)

Finalmente! Dopo un album interlocutorio come Gators Rumble, Chaos Unfurls” del 2013, il disco che avrebbe dovuto rappresentare la summa di quella miscela tra black metal e southern/stoner rock a cui la band si era ormai rivolta, i Glorior Belli tornano sul mercato discografico con un platter riuscito sotto ogni punto di vista, che ci consegna una band in ottima forma e con le idee chiare.

Il percorso artistico dei francesi sembrava arrivato a un punto di rottura. Gators Rumble, Chaos Unfurls” non era una prova poi così negativa, ma i suoi tentativi di conciliazione tra il black metal più ruvido e l’orecchiabilità del rock desertico non raggiunsero i risultati sperati, lasciando i fans con parecchie perplessità. Billy Bayou e la band sembrano essersene accorti, tanto che le lavorazioni del nuovo “Sundown (The Flock That Welcomes)” sono durate almeno un anno in più del previsto, perchè nulla fosse affidato al caso.

Notiamo come il il sesto studio album del collettivo parigino segni un ritorno, o meglio un recupero di quel black metal evoluto e dai tratti all’avanguardia, dove i termini di paragone risiedono nei connazionali (mai troppo lodati) Deathspell Omega e Merrimack, piuttosto che nei Pantera. “Sundown” può dunque rappresentare un nuovo punto di partenza per i Glorior Belli nel suo essere un platter di sound estremo ma concepito in modo moderno, ricco di soluzioni trasversali e “progressivo” se inteso nella molteplicità delle sue chiavi di lettura.

Il passato recente non è andato perduto, semplicemente si è messo al servizio di quella che forse era da sempre la vera anima della band. Ne abbiamo esempio in un brano come “Rebels In Disguise”, influenzato da Motorhead, Venom e Celtic Frost, sorprendentemente orecchiabile nel suo essere un esempio di severo black metal contemporaneo.

Le seduzioni sludge continuano a sporcare un po’ il tutto ma non sono invasive, come è chiaro già nell’opener “Lies-Strangled Skies”, brano dinamico e veloce, maledettamente fisico nei suoni di chitarra e nei rutilanti blast-beats della batteria. La melodia portante però è efficace, epica cavalcata di suoni vorticosi che confluiscono in un finale drammatico. L’impatto emozionale infatti non viene mai a mancare, per quanto le esecuzioni siano perfette. I Glorior Belli stimolano dette corde con innesti melodici ben diluiti, ad esempio i rallentamenti dell’ottima “World So Spurious” o il finale operistico di “Thrall Of Illusions”.

La titletrack e la successiva “Satanists Out Of Cosmic Jail”, ribadiscono i cambi di intenzione tra velocità esecutiva e pregevoli passaggi atmosferici che senza invadere la natura maligna dei pezzi, dipingono paesaggi siderali di grande bellezza. “We Whose Glory Was Despised” chiude il platter alternando parti di black scarno a melodie teatrali, muovendosi verso un finale dove tutto viene assorbito dalle note dell’organo. Il panorama lirico ermetico ed occulto, ispirato al satanismo crowleyano è trattato con maturità, valore aggiunto di un album completo sotto ogni profilo. Un ritorno gradito.

Glorior Belli - Sundown

Voto recensore
7,5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Lies-Strangled Skies 02. World So Spurious 03. Rebels In Disguise 04. Thrall Of Illusions 05. Sundown (The Flock That Welcomes) 06. Satanists Out of Cosmic Jail 07. Upheaval In Chaos Waters 08. We Whose Glory Was Despised
Sito Web: http://www.gloriorbelli.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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