Girish & The Chronicles – Recensione: Hail To The Heroes

Non capita certamente tutti i giorni di ascoltare buon rock, peraltro in perfetto stile americano, dall’India, eppure grazie alla globalizzazione ed ai tentacoli di Frontiers Music l’onore di stupirci spetta oggi a Girish And The Chronicles, band proveniente dalla città di Bengaluru in Sikkim con all’attivo un paio di album ed un’esperienza da major al fianco di Universal Music India. Che la provenienza dei quattro sia totalmente ininfluente ai fini della valutazione di “Hail To The Heroes” lo si capisce dopo appena un paio di minuti di ascolto: se siete tra quelli ai quali la transizione da “Skid Row” e “Slave To The Grind” sembrò all’epoca troppo netta, beh, sappiate che brani come “Primeval Desire” e “Children Of The Night” sembrano fatti apposta per colmare il gap e restituire alla storia – dopo trenta lunghi anni di attesa – quel pezzetto mancante. Se infatti il suono dei Girish And The Chronicles è quello del tipico disco americano di fine anni ottanta, il ritmo e l’aggressività squisita dei suoi brani rimandano ad un periodo successivo ed energico, che solo un’epidemia (come quella del grunge) avrebbe potuto addormentare fino all’insperato risveglio di qualche anno fa. Tra una luciferina “I’m Not The Devil” che ricorda Goddamn Devil degli Ugly Kid Joe ed una “Lovers’ Train” che riporta alla mente la versione heavy metal di Sebastian Bach, la band indiana restituisce con una naturalezza ed una padronanza sorprendenti tutta l’atmosfera di quegli anni, senza concedersi né concedere nulla in termini di attualizzazione del suono, sopraggiunte sensibilità e prudenti virate verso il politicamente corretto.

Forse approfittando del loro essere lontani da tutto, Girish ed i suoi Chronicles possono permettersi il lusso di fare e suonare come se il tempo non fosse mai passato, allestendo uno spettacolo intenso e solidissimo (“Love’s Damnation”), vivace dal punto di vista degli arrangiamenti (“Hail To The Heroes”) e sorretto da un drumming che ricalca alla perfezione, e senza forzature, tutti gli stereotipi dell’epoca. Spaziando con naturalezza dal prog di “The Heaven’s Crying” al puro metal della conclusiva “Rock N’ Roll Fever”, Girish e la sua allegra truppa offrono uno spettacolo meravigliosamente avverso alla noia, all’accondiscendenza, al dovuto: uno spettacolo di spessore autentico (“Shamans Of Time” ed il suo corredo di sei minuti intensi, gestiti in scioltezza) che porta sul palco tutto il divertimento con il quale è stato allestito, tutta la carica dei kilometri da percorrere per arrivare dalle nostre parti e tutta la bravura nell’appropriarsi di sonorità che immaginavamo appartenessero ad altre strade, in altri anni, su altri schermi. Non vanno comunque dimenticate le tante esperienze che hanno portato la band in questione a contatto con formazioni occidentali nel corso dei loro tour in India (Hoobastank, Poets Of The Fall, Destruction), né le esperienze che lo stesso Girish ha accumulato nel Regno Unito, in Francia, in Spagna ed in Portogallo, a testimonianza di una continua – e fruttuosa – osmosi tra gusti e culture all’apparenza tanto diversi.

Nonostante il suo evidente e rispettoso intento citazionista, per apprezzare “Hail To The Heroes” non è naturalmente necessario coglierne i rimandi: il suo rock sporco e croccante si apprezza a prescindere (“Rock And Roll Jack”), la sua potenza ignorante non può non contagiare anche chi vi si accosterà con inevitabile diffidenza ed il mordente con il quale le sue tracce si susseguono non conosce cali di tensione, né segni di ripensamento. Forse il merito più grande di “Hail To The Heroes” è quello di sapersi fare apprezzare indipendentemente dalla lontananza delle sue origini, dai nomi esotici dei suoi musicisti e da quel pregiudizio morbido che mai ci avrebbe fatto accostare uno dei migliori hard rock degli ultimi anni con il paese del Taj Mahal e gli elefanti con il pallino disegnato sulla fronte. Che lo si ascolti per quello che è o per la sua abilità nel ricordarci quello che è stato, il nuovo disco di Girish è un autentico ed inaspettato fulmine a ciel sereno, che ci ricorda quanto di buono possiamo guadagnare, immaginare e condividere tenendo le orecchie bene aperte, il cuore in costante modalità rock e la testa libera dai preconcetti.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Primeval Desire 02. Children Of The Night 03. I'm Not The Devil 04. Love's Damnation 05. Clearing The Blur 06. Lover's Train 07. Rock And Roll Jack 08. Hail To The Heroes (intro) 09. Hail To The Heroes 10. Shamans Of Time 11. Heaven's Crying 12. Rock N' Roll Fever
Sito Web: girishandthechronicles.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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