Giraffe Tongue Orchestra – Recensione: Broken Lines

Supergruppi. Quanti di loro sono riusciti a non deludere le aspettative? Pochissimi. Quanti sono riusciti ad andar oltre le piu rosee previsioni? Ancora meno. Bene, da oggi c’è un’entità in più da tenere in considerazione quando si parla di questi combo (estemporanei o meno): i Giraffe Tongue Orchestra. Ma chi sono costoro? William DuVall (voce negli Alice In Chains), Ben Weinman (chitarra coi The Dillinger Escape Plan), Brent Hinds (sei corde dei Mastodon), Pete Griffin (bassista di Dthklok e Zappa Plays Zappa) e Thomas Pridgen (dietro le pelli nei The Mars Volta): un parterre di valore indiscutibile che sforna su Party Smasher/Cooking Vynil questo “Broken Lines”, composto da dieci pezzi che possono provocare veri e propri orgasmi auricolari.

L’apertura affidata a “Adapt Or Die” è già un fulmine a ciel sereno, vocals trascinanti su uno stoner col basso ossessivo ed assoli acidi che si rincorrono, un vero e proprio treno lanciato su binari formati da note in successione, ordinate e non eccessive, in cui i singoli strumenti (voce compresa) sono ben divisi grazie alla registrazione che fa apprezzare e rende ancor più coeso tutto l’insieme: ognuno va per la propria strada ma suona maledettamente collegato a tutti gli altri e il risultato finale è veramente esplosivo. La lancetta della velocità va ancora di più a destra con “Crucifixion”, dove solo nella strofa si spezza il ritmo: un basso saltellante e le percussioni anticipano un interludio più ragionato, prima di una parte schizofrenica alla quale si susseguono fantasmagorici arpeggi e si riprende il tema iniziale per chiudere con sentori free progressive.

Ecco forse proprio i termini “free” e “progressive” sono le parole principali per inquadrare questo “Broken Lines”: respiro ampio, in grado di destreggiarsi coi suoni più canonici di “No-One Is Innocent” (deriva da spazio siderale nel break) così come con una canzone oscuramente pop quale “Blood Moon” o la particolarissima “Fragments&Ashes”, ricca di cambi di tempo, figure ritmiche non convenzionali e progressioni armoniche figlie di una ricerca, accompagnate da un parlato e da una parte più squisitamente cattiva che precede un fulgido esempio di melodia (batteria e basso al top) e di una fine secca; il mood jazz-funky lo si può trovare anche in un disco come questo, e i Giraffe Tongue Orchestra riescono a proporlo in “Back To The Light”, sepolto sotto emozioni contrastanti, ipnotiche in principio e frizzanti dopo poche battute, improvvisamente cattive e poi più placide, e in “Everyone Gets Everything They Really Want”, con la parte vocale a farla da padrone, un basso che non può far star fermi e un Hammond che accompagna cori e sax, in grado di catapultare nei seventies e vivere di una tensione strumentale da alternative rock maturo. La delicatezza di “All We Have Is Now”, più “normale” ma ancor più meravigliosa nella sua semplicità, controbilancia “Thieves And Whores”, brano che riporta alla mente certo prog italiano dell’età dell’oro, prima della conclusiva title-track, il pezzo più lungo dell’album dai sentori blues, sottolineato come tutte le note precedenti da cambi di tempo e pattern ritmici che si stampano in testa dal primo momento.

I Giraffe Tongue Orchestra mantengono le promesse e riescono a regalare un album diverso, capace di suonare credibile, una lezione di stile, perizia tecnico-compositiva e capacità che vanno ben oltre la norma, dove tutto suona tremendamente a posto e dove ascolto dopo ascolto si riescono a cogliere dettagli delle singole partiture: la speranza è che non si tratti di un semplice divertissement o di un progetto estemporaneo, a questo punto…

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Voto recensore
8,5
Etichetta: Party Smasher/Cooking Vynil

Anno: 2016

Tracklist: 01. Adapt Or Die 02. Crucifixion 03. No-One Is Innocent 04. Blood Moon 05. Fragments&Ashes 06. Back To The Light 07. All We Have Is Now 08. Everyone Gets Everything They Really Want 09. Thieves And Whores 10. Broken Lines
Sito Web: https://www.facebook.com/GiraffeTongueOrchestra/

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