Ginger Wildheart – Recensione: Ghost In The Tanglewood

Il Ginger dei primi Wildehearts, quelli che in “Earth vs. The Wildhearts” e “P.H.U.Q.” hanno scritto pezzi memorabili all’insegna dell’ironia e del divertimento, quelli che sono passati alle cronache per aver sfasciato diverse camere d’albergo, beh, quel Ginger non c’è più e non potrebbe sembrare più lontano dal mood che caratterizza questo piccolo grande album che risponde al nome di “Ghost In The Tanglewood”. Ma a ben pensarci Ginger è sempre lui, se si pensa che una delle sue affermazioni più celebri era che scrivere canzoni è la cosa più semplice e veloce del mondo: sì, è sempre lui se si continua a rimanere colpiti dalla naturalezza con cui fluiscono parole e musica. Il nuovo album è quello forse più intimista della carriera del cantautore britannico, che sia quella solista, quella con gli Wildhearts, o le altre collaborazioni e i side project: tutti caratterizzati, da qualche anno a questa parte, da una solida base di scambio con la fanbase – il successo di “555%” nel 2011/2012 su Pledgemusic ha di fatto aperto e dato credibilità al trend del crowdfunding in musica.

Mai come in quest’opera Ginger Wildheart è stato così capace di trasmettere emozioni. Che si tratti di pezzi più solari come “Playing It Forward” o “The Words Are Gonna Have To Wait” o di brani più introspettivi, la cifra stilistica è improntata ad una sobrietà di arrangiamenti che è tutt’altro che freddezza. Accanto ad una delicata sensibilità c’è modo anche di recuperare, nelle sonorità, le radici celtiche di David Leslie Walls (operazione particolarmente evidente in “Minus You”), nato nei pressi di Newcastle 53 anni fa. Accanto a queste, emerge la sua passione per gospel (l’a-cappella di “Just A Few Old Memories” è una sorpresa), country e folk (ascoltare le sonorità di “Golden Tears” per credere), oltre ad esserci l’occasione per rendere tributo a Steve Earle reinterpretando la sua “My Old Friend The Blues”. Vere e proprie gemme sono la splendida opener “The Daylight Hotel”, che crea un perfetto trait d’union con le cose migliori degli Wildhearts, la riflessiva “Phantom Memories”, emozionante e profonda fin dall’incipit “There’s a ghost in the living room” e la conclusiva e leggera “I Could Have Cared For You”.

Ma oltre alla forza degli episodi “Ghost In The Tanglewood” è un album senza cedimenti, da ascoltare e riascoltare. Una prova di maturità e al tempo stesso di capacità come davvero pochi altri di comporre parole e musica, nonché di muoversi con scioltezza tra generi e stili diversi, sempre mantenendo una personalità forte e riconoscibile. Ginger si dimostra artista a tutto tondo, ancora non sufficientemente conosciuto e apprezzato dalle nostre parti.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Graphite Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Daylight Hotel 02. Paying It Forward 03. Golden Tears 04. Phantom Memories 05. Minus You 06. Remains 07. The Words Are Gonna Have To Wait 08. My Old Friend The Blues 09. The Reaper 10. Don't Say Goodbye 11. Just A Few Old Memories 12. Has She Got A Friend For Me 13. I Could Have Cared For You
Sito Web: http://www.gingerwildheart.net/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login