Ghost – Recensione: Popestar (Ep)

All’indomani della pubblicazione di “Meliora”, la fortuna ha indubbiamente arriso ai Ghost. Il successo dell’album, un lungo tour che si estenderà fino al prossimo anno, il prestigioso Grammy Award a Los Angeles, la sua versione svedese, una serie di gadget che non si conta più e persino il “papastrello”, il “vin santo” del nostro amato Pontefice Emeritus III.

Insomma, la diabolica compagine mascherata non ha nemmeno bisogno di troppa pubblicità e può anche permettersi di rilasciare un Ep senza troppo battage, presentandocelo come un’estensione di “Meliora” e inevitabile anello di congiunzione al disco a cui la band inizierà a lavorare al termine degli impegni dal vivo.

Poche storie, i Ghost piacciono un po’ a tutti. Sarà merito del loro aspetto orrorifico blandamente satanico che tanto intriga i rockers e i metallari, sarà perchè compongono delle canzoni che ti entrano immediatamente in testa, questa band che puzza d’imbroglio lontano un chilometro macina parecchi consensi di pubblico e di critica.

Il nuovo Ep “Popestar” ce li presenta nei costumi art-decò già visti in “Meliora” e propone un solo inedito che però vale l’acquisto del dischetto. Parliamo di “Square Hammer”, ad oggi il pezzo più sfacciato del gruppo, un arioso hard rock con un refrain irresistibile che vi sfidiamo a non canticchiare insieme al Papa dopo un solo ascolto. Presentato da un video-omaggio al cinema del ‘900, “Square Hammer” rischia seriamente di diventare l’inno della band e di prendere posto in cima alle preferenze dei fan.

Seguono quattro cover interessanti che mettono in luce la capacità dei Ghost di riadattare canzoni al loro contesto misterioso e sibillino. “Nocturnal Me” degli Echo And The Bunnymen tralascia le distorsioni post-punk originali e si trasforma in un brano lento e oscuro. Altrettanto trasformata è “Missionary Man” degli Eurythmics, che diventa un pezzo hard’n’heavy sanguigno, mantenendo intatto il feeling dei tempi.

Spiazza un po’ la presenza di “I Believe” del duo inglese di musica dance Simian Mobile Disco, ma il brano è ben reinterpretato, mostra la versatilità della voce asessuata di Emeritus e la capacità di riadattare al contesto dei pezzi piuttosto distanti. “Popestar” si chiude con “Bible”, brano dei new wavers svedesi Imperiet (molto popolari in madrepatria negli anni’80), una track synthpop dipinta in un’ottica epica e barocca.

Un appetizer davvero gustoso in attesa del nuovo album, i fan della band possono tranquillamente aggiungerlo alla propria collezione.

ghost-popestar

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Square Hammer 02. Nocturnal Me 03. I Believe 04. Missionary Man 05. Bible
Sito Web: http://ghost-official.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. hatepeluchepants

    Quattro cover più un bell’inedito, Square Hammer… dopo due giorni che lo ascolto mi ricorda molto “my girlfriend’s girlfriend” dei Type0Negative… quattro cover e mezzo?

    Reply

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