Ghost – Recensione: Meliora

Il ritorno degli svedesi Ghost è certamente uno degli eventi dell’anno in corso con un maggiore richiamo mediatico. Dopo il fortunato “Infestissumam”, la diabolica compagine di Linköping taglia il traguardo nevralgico del terzo studio album, sorta di tappa cabalistica che dovrebbe presentare una band al meglio delle sue potenzialità. E un titolo come “Meliora” (appunto “meglio”) diventa quanto meno interessante.

Cosa dobbiamo aspettarci questa volta da Papa Emeritus (giunto alla sua terza incarnazione) e dai suoi fedeli Nameless Ghouls? Certo, il “solito” heavy metal dalla forte carica melodica, anthemico, orecchiabile, un pizzico plastificato ma piacevole dalla prima all’ultima nota. E poi c’è quell’impatto visivo e lirico blandamente noir e antiecclesiastico che tanto piace ai giovani ribelli votati alla causa del metallo.

I Ghost, grandi furbacchioni (magari costruiti a tavolino? Non lo sapremo mai…), hanno così creato una solida base di supporters, puntando molto sull’iconografia e un po’ meno su di un bacino musicale comunque validissimo e competitivo. E “Meliora” è l’ideale continuatore di “Infestissumam”, un album che punta molto su dei brani dal forte impatto emozionale dove l’uomo che ogni headbanger vorrebbe al soglio petrino ne guida le sorti con la sua voce sibillina e asessuata, mentre gli Spiriti Senza Nome, forti delle nuove maschere art decò, si mostrano abili musicisti, impegnati a mantenere saldo il groove di ogni singola canzone.

E anche questa volta ce n’è un po’ per tutti i gusti, ma i brani restano accomunati dai refrain ficcanti e da parti strumentali pompose di immediata fruizione. Il bel singolo “Cirice” aveva già anticipato il tutto, ma l’ascolto di “Meliora” riserva momenti interessanti. Abbiamo pezzi dal taglio heavy più sostenuto ma sempre ricchi di groove come “From The Pinnacle To The Pit” e “Mummy Dust”, altri che, un po’ noir e un po’ ruffiani, fanno leva su sensazioni oscure edulcorate a favore dell’assoluta orecchiabilità (“Majesty” e “Absolution”).

Una menzione a parte per “He Is”, intensa ballatona dedicata al satanasso e “Deus In Absentia”, che si riallaccia idealmente al finale di “Infestissumam”, forte di un refrain ancora azzeccato e cori misteriosi. Bentornati Ghost, anche questa volta sarà un successo.

Voto recensore
7
Etichetta: Loma Vista / Spinefarm

Anno: 2015

Tracklist:

01. Spirit
02. From The Pinnacle To The Pit
03. Cirice
04. Spöksonat
05. He Is
06. Mummy Dust
07. Majesty
08. Devil Church
09. Absolution
10. Deus In Absentia


Sito Web: http://ghost-official.com/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alessio

    Ho acquistato questo CD e l’ho ascoltato diverse volte, quindi mi sento di dare un giudizio: i Ghost rendono molto bene dal vivo (come gruppo di appoggio però….) ma in studio sono un po’ inconsistenti e poco coinvolgenti, al limite del noioso…. Cirice ti resta subito in testa perchè ha un ritornello accattivante ma dopo averla ascoltata 5/6 volte l’hai già imparata a memoria… I coretti delle altre canzoni sono quasi pop e a volte persino un po’ ridicoli…vedi mummy dust (una cazzata allucinante il testo di questo brano). “He is” invece è una blasfema interpretazione di una canzoncina da oratorio. Mi chiedo: ne avevamo proprio bisogno?

    In conclusione: sono dei gran furbetti. Voto 6/10 (solo per l’intrigante Cirice)

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login