Ghost – Recensione: IMPERA

Finalmente, quattro anni dopo l’acclamatissimo “Prequelle”, si può tornare a parlare dei Ghost enfatizzando quella che è la loro musica. Perché diciamocelo, ormai Papa ed i suoi Nameless Ghouls hanno trasceso le vesti di musicisti, diventando quasi uno spaccato di pop-culture moderna. Dalle svariate disavventure legali ad accuse di ogni genere, e da ogni dove, fino a portarsi a casa un Grammy, l’entità svedese è sempre bene o male nella bocca di elitisti e fan accaniti. L’unico assaggio di nuova musica risale al 2019 con due fantastici pezzi racchiusi in “Seven Inches Of Satanic Panic”, prima del ritorno sulle scene con “Hunter’s Moon”, scritta per “Halloween Kills” (ennesimo film sul buon Michael Myers) e il susseguente annuncio di “IMPERA” accompagnato dal singolo “Call Me Little Sunshine”. Per quanto possibile, vorrei staccarmi dalle sterili polemiche mosse verso la mente del progetto nonché Papa stesso Tobias Forge. C’è chi lo accusa di non essere davvero l’unico compositore dei pezzi, chi arriva a chiamarlo un industry plant, un semplice burattino usato dall’industria esclusivamente per muovere denaro. Personalmente, non potrebbe fregarmi meno se dietro ai Ghost ci siano una persona o mille a scrivere i pezzi, quando il risultato è comunque di un livello così alto.

“IMPERA” è esattamente quello che volevo che fosse e l’ennesima dimostrazione di quanto la band meriti ogni goccia di fama che la affoga. Parto dal presupposto che mi sono approcciato al disco completamente alla cieca, saltando ovvero l’ascolto di ogni singolo che ne ha anticipato la release (tranne “Hunter’s Moon” che non potevo sapere sarebbe stata parte di un intero album). Questo perché Forge ha un modo di strutturare i suoi progetti in cui ogni pezzo dà il massimo se contestualizzato con ciò che lo circonda. Semplicemente, ho voluto godermi IMPERA come un’unica e completa opera d’arte e ne sono uscito completamente innamorato. Già dal maestoso intro “Imperium”, Tobias getta le basi per quello che sarà l’andazzo del disco, a livello tematico e musicale. Un buon mix tra il contagioso pop rock che compone buona parte di “Prequelle” e l’heavy graffiante che ha reso “Meliora” un disco così memorabile e godibile. A livello di concetto temporale l’album si sposta molto più vicino a noi di quanto lo fosse “Prequelle”, con le sue tematiche medievali. “IMPERA” si colloca nei primi anni del ‘900, con parallelismi quasi inquietanti alla società odierna. “Twenties” ne è la devastante prova, soprattutto nello sfortunato periodo in cui vede la luce, in quanto narrata dal punto di vista di un leader, ormai fuori di se, che promette grandi cose negli anni ’20 anche grazie a guerre e tramite vile propaganda. 1920 o 2020? Sfortunatamente sembra esserci poca differenza… A livello strumentale, il pezzo è forse uno dei più divertenti dell’intero progetto, che vede un Tobias con tanta voglia di reinventarsi. Il range di generi con cui “IMPERA” si diverte a giocare è infatti molto ampio per gli standard dei Ghost, mossa che ne penalizza un filino la fluidità che invece nelle uscite precedenti era praticamente intoccabile, ma dona all’insieme un senso di movimento che sicuramente diverte e non stona, in quanto tutto è comunque figlio del sound di Forge, ormai super riconoscibile. Dalle influenze glam (totalmente inaspettate) di “Kaisarion” e “Griftwood” all’approccio più moderno di pezzi come “Watcher In The Sky” (una delle mie tracce preferite dell’album) e la sopracitata “Hunter’s Moon”. “Spillways” richiama le sonorità di Prequelle mentre “Call Me Little Sunshine” è più in linea con ciò che si trova in “Meliora” (con parallelismi fatti dallo stesso Papa a “Cirice”, il capolavoro di quel disco). Non mancano le power ballad, quali la spettacolare “Darkness At The Heart Of My Love” e la closer del progetto, “Respite On The Spitalfields”, che riprende riffing e melodie dell’intro “Imperium”, dando un senso di ciclicità che rispecchia il tema del parallelismo lirico tra industrializzazione dell’uomo e società moderna, quanto alla fine siamo destinati a ripetere i nostri errori, a tornare smepre a tutti gli effetti al nostro “intro”. Nota super positiva va alla produzione impeccabile di “IMPERA”, che fa di chiarezza e dinamicità i suoi cardini sfoggiando dei suoni davvero di altissimo livello, per esempio quell’arrogantissimo basso che taglia il mix e gioca nelle sue frequenze con un eleganza disarmante (non ricordo un altro lavoro dei Ghost con un esecuzione di basso così impressionante). Discorso simile si può fare per tutti gli altri strumenti, in quanto indubbiamente hanno tutti fatto un passo enorme in avanti rispetto alle uscite precedenti (deliziosi i soli con chitarre armonizzate a sto giro, veramente di classe). Non so chi abbia effettivamente suonato in studio e francamente, come anticipavo prima, non mi interessa. So solo che “IMPERA” è un disco che tecnicamente ha davvero tantissimo da dire. L’unica nota che un po’ stona nel complesso sono le due tracce strumentali, che servono più da intermezzi ma finiscono per risultare praticamente inutili. Posso capire l’idea di spezzare il disco con la grandiosità di “Dominion”, anche se ti lascia davvero la sensazione che c’è del potenziale che in quel minuto e venti non viene valorizzato a pieno, ma c’era davvero bisogno di rendere “Bite Of Passage” una traccia a se stante? Detto ciò, qualche sbavatura è inevitabile e sicuramente non sono queste piccole pignolerie a rovinare l’ascolto nel suo complesso. 

Sfortunatamente, come recensore, mi trovo a dover un po’ collezionare sensazioni e notine mentali figlie di 3 o 4 ascolti al massimo perché, ahimè, è quello che i ritmi odierni ci impongono. Non so effettivamente dire se “IMPERA” sarà scalfito tanto o poco dal passare del tempo, se lascerà il marchio che gli ultimi due lavori dei Ghost hanno avuto sul mondo della musica in grande, e su di me personalmente. So solo che le carte per renderlo la composizione migliore di Tobias Forge ci sono tutte, e so anche che io ci sono seriamente in fissa e si candida stra in anticipo al mio personale disco dell’anno. Chissà, forse tornerò a parlarne tra qualche mese sempre su Metallus, ci è sempre piaciuta l’idea di dare alla musica il tempo di insidiarsi nelle corde dell’ascoltatore, per proteggerla nel nostro piccolo dall’inesorabile declino dello span di attenzione collettivo. Prendetevi il vostro tempo e godetevi ogni ascolto, che sono sicuro può dar qualcosa sia ai fan più attaccati al vecchio e sporco sound dei primi lavori, sia a chi come me preferisce la svolta che “Meliora” ha portato al suono della band.
P.S. Ma quanto è bella la copertina che si rifà così sfrontatamente a Crowley? Papa ha un artista tra i sudditi che non sbaglia un artwork dall’inizio del suo regno. Geniali, davvero!

Etichetta: Loma Vista Recordings

Anno: 2022

Tracklist: 01. Imperium 02. Kaisarion 03. Spillways 04. Call Me Little Sunshine 05. Hunter’s Moon 06. Watcher In The Sky 07. Dominion 08. Twenties 09. Darkness At The Heart Of My Love 10. Griftwood 11. Bite Of Passage 12. Respite On The Spitalfields
Sito Web: https://ghost-official.com

Matteo Pastori

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Nerd ventitreenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

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  1. Peter V.

    Bella cacata di recensione per un album figlio del music business.

    Reply

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