Georgia Satellites – Recensione: Lightnin In A Bottle

Nei patinati anni ‘80, fra suoni di megaproduzioni troppo spesso di plastica, look sgargianti ed eccessivi, industria musicale vorace e videoclip al culmine della loro esplosione, c’è stata una band che, a suon di t shirt, jeans, Fender Telecaster e grandi dosi di rock’n’roll energico e valvolare, aveva scalato le classifiche USA con una formula semplice e tradizionale, dimostrandone al tempo stesso l’eterna validità. Si tratta dei Georgia Satellites, splendida meteora fuori dal tempo che per un attimo aveva ottenuto un successo notevole pur ignorando tutti i cliché dell’epoca, anticipando la futura rinascita di un certo ritorno a sonorità più vere, radicate nel blues e nel rock’n’roll, fondamentali per il ritorno del southern rock. Dopo tre grandi album fra il 1986 e l’89, complice il riscontro calante, la band si scioglie e i componenti si divideranno fra vari progetti. Quella che fino a ora era sempre mancata era una testimonianza ufficiale dal vivo, arrivata ora dopo oltre trent’anni e riferita ad un concerto tenuto a Cleveland nel 1988 durante il tour del secondo disco, “Open All Night”. E come per ribadire le origini della musica proposta, l’apertura è affidata al classico “Whole Lotta Shakin” (coverizzato anche in Open All Night), proposto con un tiro pazzesco, ma tutto il disco va in questa direzione: le chitarre senza tregua di Dan Baird e Rick Richards, il basso di Rick Price e la batteria di Mauro Magellan costituiscono un’autentica, inarrestabile macchina da rock’n’roll al massimo voltaggio, con un suono d’insieme impressionante per energia e compattezza. Il repertorio si divide fra i due album usciti al tempo e qualche cover fatta alla loro maniera, magari in medley con altri brani. Si segnalano la title track dell’album a cui il tour era dedicato, il southern venato di punk di “Don’t Pass Me By”, gli intrecci chitarristici di “Nights of Mistery” in medley con la “Little Queenie” di Chuck Berry. Ma è impossibile non menzionare brani come “Battleship Chains” o “Mon Cheri”, in cui la tradizione americana incontra il rock da pub britannico, e la voce di Dan Baird, non certo virtuosa ma di un’espressività unica, dà unità interpretativa al tutto. Il tripudio di chitarre slide che introduce il riff alla ZZ Top di “Shake Your Hips” è puro southern, e la splendida cover di “Games Pepole Play” di Joe South viene qui anticipata rispetto alla versione in studio che verrà proposta sul terzo disco, “In The Land of Salvation and Sin”, forse il più maturo della band. La grande hit “Keep Your Hands to Yourself”, fatta cantare inizialmente dal pubblico, è in medley con “It’s Only Rock’n’Roll” dei Rolling Stones, in una sorta di continuità attitudinale, come d’altronde il roots rock suonato con attitudine punk di “Sheila”. La furiosa esecuzione di “Railroad Steel” anticipa il gran finale che, come l’apertura è affidato al medley di cover di “I Wanna Be Sedated” dei Ramones e il classico “Shake Rattle & Roll”, fatta fra gli altri da Bill Haley, nome all’origine del genere. Dal rock’n’roll al rock’n’roll: passano gli anni, cambiano i generi, ma l’essenza resta quella, e i Georgia Satellites, anche dal vivo, hanno trasmesso questo lascito in un periodo in cui sembrava non essere più di attualità. In questo live ci sono gli AC/DC, i Rolling Stones, Tom Petty, i Foghat, i Faces, il r’n’r delle origini e il suo derivato sudista. Valvole bollenti, sudore, strumenti sfruttati fino all’ultimo senza risparmiarsi: un concentrato di verità in un momento in cui se ne sembrava aver smarrito il senso.

Dopo il loro scioglimento, dicevamo, i membri del gruppo non resteranno con le mani in mano producendo fra le altre cose una rifondazione dei Satellites portata avanti dal solo Rick Richards come membro originale e i notevoli Dan Baird & Homemade Sin (parteciperà anche Mauro Magellan) autori di un’ottima discografia e grandi concerti (il tutto trattato in questa webzine).

Questo disco quindi colma un gap notevole nella loro discografia, una testimonianza live che ben difficilmente potrà essere eguagliata anche nel panorama musicale attuale. Semplicemente straordinari.

Etichetta: Cleveland International Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Whole Lotta Shakin’ 02. Down and Down 03. Run Run Rudolph 04. Open All Night 05. Don’t Pass Me By 06. Nights of Mistery 07. Battleship Chains 08. Mon Chery 09. White Lightnin’ 10. I Go to Pieces 11. Shake Your Hips 12. Games Pepole Play 13. Can’t Stand The Pain 14. Keep Your Hands to Yourself/It’s Only Rock’n’Roll 15. Sheila 16. Hippy Hippy Shake 17. Railroad Steel 18. I Wanna Be Sedated/Shake Rattle & Roll
Sito Web: https://www.facebook.com/danbairdandhomemadesin

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