The Book Of Knots – Recensione: Garden Of Fainting Stars

Terzo capitolo del concept sull’esplorazione e l’antropizzazione del mondo, via mare, via terra, via aria, per il supergruppo The Book Of Knots, composto da Matthias Bossi (Skeleton Key, Sleepytime Gorilla Museum), Carla Kihlstedt (Tin Hat Trio, Sleepytime Gorilla Museum), Tony Maimone (Pere Ubu, Frank Nero, Bob Mould) e Joel Hamilton (produttore/ingegnere del suono).

Una trilogia particolare e complessa, come la loro musica, nella quale confluiscono suggestioni letterarie, artistiche e culturali disparate, che si traducono in un impasto sonoro senza limiti di genere, sospeso fra rock pesante, ambient, psichedelica, drone e doom, per certi versi vicino agli Sleepytime Gorilla Museum, ma rispetto a questi meno saturo di violenza e derive metalliche.

Un requiem per l’era spaziale, questo “Garden Of Fainting Stars”, che cattura le vane speranze di ascesa e realizzazione dell’umanità riguardo il cielo e oltre, laddove il debutto omonimo (2004) echeggiava il suono delle navi che hanno esplorato gli oceani, e il successivo “Traineater” (2007) l’epopea della costruzione della rete ferroviaria statunitense.

Combinazione di scienza e idealismo, il corpus concettuale sollevato è portato alle estreme conseguenze in quest’ultima sezione del trittico, la più sperimentale. La band, a discapito della lunga lista di illustri ospiti, è coesa e offre una performance concentrata e concreta, graziata da una produzione calda e dalla grande profondità.

Risulta quindi abbastanza naturale il sodalizio discografico con la Ipecac Recordings di Mike Patton (che presta il suo grande talento canoro nell’inquietante “Planemo”), punto di riferimento di una certa scena alternativa e non allineata, alla quale il Libro dei Nodi va certamente ad ascriversi.

Il disco si apre con le ritmiche convulsioni elettriche quasi björkiane di “Microgravity”, per poi lasciar spazio alle riflessioni sull’invidia di classe applicata ai voli a lungo raggio su “Drosophilia Melanogaster” (ospite niente meno che Blixa Bargeld). Dinamismo e intensa espressività teatrale in “Moondust Must” (con Nils Frykdahl and Dawn McCarthy), e silenziosi scorci cinematografici in “Lissajous Orbit” (partecipa Aaron Lazar), “All This Nothing” e “Nebula Rasa”.

Atti ripetitivi, superstizioni e meccanismi semoventi, persi fra cieli bui e inospitali, quelli descritti in “Garden Of Fainting Stars”, che riflettono (e inducono) un disturbante senso di spaesamento (Unheimlichkeit), derivante dalla frustrazione delle utopie spaziali e dalla paura dell’ignoto che vi si cela. Ottimo lavoro su tutta la linea, per l’ennesimo ascolto d’alta qualità marchiato Ipecac Recordings.

Voto recensore
8
Etichetta: Ipecac Recordings

Anno: 2011

Tracklist:

01. Microgravity
02. Drosophilia Melanogaster
03. Moondust Must
04. Lissajous Orbit
05. Garden of Fainting Stars
06. All This Nothing
07. Yeager’s Approach
08. Planemo
09. Nebula Rasa
10. Obituary For The Future


Sito Web: http://www.thebookofknots.com/

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