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Gamma Ray – Recensione: Somewhere Out In Space

Figura di spicco nel mondo metal e pioniere delle sonorità Power, Kai Hansen, dopo i numerosi successi conseguiti con gli Helloween, fonda, nel 1989, i Gamma Ray. La nuova band permette al vulcanico chitarrista-compositore di esprimere al meglio tutte le proprie potenzialità ed il proprio genio musicale.
Somewhere Out In Space“, del 1997, quinto lavoro dei Gamma Ray, vede per la seconda volta proprio Kai Hansen alla voce, oltre che alla prima chitarra; la line up della band è inoltre caratterizzata da ulteriori rimaneggiamenti: Dirk Schlächter ricoprirà da ora in poi il ruolo di bassista, lasciando la seconda chitarra a Henjo Richter, mentre il batterista Dan Zimmermann subentrerà al precedente Thomas Nack.

Con “Somewhere Out In Space“, Hansen e soci trasportano l’ascoltatore in un immaginario fantascientifico fatto di viaggi interstellari, alieni e distorsioni spazio-temporali. Il fascino e le suggestioni legate alle tematiche esposte, varie e non vincolate da una trama, emergono in maniera evidente sia nei testi che nelle atmosfere rarefatte e sospese, ricreate da un uso sapiente delle tastiere. Il livello qualitativo della proposta musicale è veramente alto e, sotto alcuni aspetti, superiore al lavoro precedente (“Land of the Free): il songwriting è maturo e rivela una band in ottima forma, in cui tutti e quattro i musicisti danno prova di grande perizia tecnica e di ottimo feeling.

Il disco è caratterizzato da versatilità e variabilità, con un buon bilanciamento tra riff potenti e taglienti e melodie accattivanti e coinvolgenti, tra cavalcate e accelerazioni e parti rallentate e cambi di tempo; tutti questi elementi sono combinati in maniera originale e mai ripetitiva o scontata. Ogni brano rivela una precisa e peculiare identità: l’opener “Beyond The Black Hole“, con la sua intro affidata ad una terremotante sezione ritmica che innesca una cavalcata trascinante e melodica, il cui refrain si ficca in testa senza lasciarti più; la successiva “Men, Martians And Machine“, che ricorda lo stile dei Judas Priest e non sfigurerebbe cantata da Rob Halford; “No Stranger (Another Day In Life)“, un mid tempo rock molto catchy, con passaggi dal sapore prog. La titletrack è la quintessenza del power metal targato Gamma Ray: potente, melodico, coinvolgente, tecnico, con cori bombastici, riff azzeccatissimi. Come tralasciare, poi, le particolari “The Winged Horse“, con il suo omaggio ai Queen, e “Lost In The Future“, che fa precedere l’assolo centrale all’inaspettato brano “Oh Susanna, Don’t You Cry For Me”. Nel caleidoscopio di brani trova posto anche la ballad rock “Pray“, forse un po’ sottotono rispetto al mood generale dell’album. Il disco mantiene alta la propria qualità sino alla fine, con pezzi come “Shine On“, dall’incedere solenne e maestoso, con cori epici alla Manowar, e la cover degli Uriah Heep “Return To Fantasy“, che chiude alla grande una release eccellente.

Somewhere Out In Space” è un disco notevole, altamente creativo e divertente, che non ci si stanca mai di ascoltare. Puro distillato di Power metal teutonico.

Etichetta: Noise Records

Anno: 1997

Tracklist: 01. Beyond the Black Hole - 02. Men, Martians and Machines - 03. No Stranger (Another Day in Life) - 04. Somewhere Out in Space - 05. The Guardians of Mankind - 06. The Landing - 07. Valley of the Kings - 08. Pray - 09. The Winged Horse - 10. Cosmic Chaos - 11. Lost in the Future - 12. Watcher in the Sky - 13. Rising Star - 14. Shine On - 15. Return to Fantasy (cover degli Uriah Heep)
Sito Web: http://www.gammaray.org/

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