Helloween – Recensione: Gambling With The Devil

Diciamo la verità. Li avevamo dati tutti per spacciati. Dopo un album pessimo che verrà ricordato solo per il coniglio in copertina, un mossa commerciale riuscita solo a metà come il terzo capitolo a nome “Keeper” e alcune esibizioni live non proprio impeccabili dalle nostre parti, ci mancava solo di ritrovarci con la terza uscita consecutiva da sbadiglio per emettere la definitiva sentenza di tramonto. Ed invece ci tocca fare ammenda, siamo noi ad avere sottovalutato la grandezza di una band storica che è sempre in grado di piazzare il colpo di coda e lasciarsi alle spalle le critiche. Davanti a “Gambling With The Devil” non si può infatti dire nulla che non sia positivo. La band riprende la propria dimensione ideale, quella che nella seconda parte della sua storia ha dato i frutti migliori. Ovvero punta sulla spinta ritmica ammodernata che caratterizza brani come “Push” e il gusto melodico più strisciante e meno speed-power che permette ad Andi Deris di valorizzare le proprie doti (vogliamo ricordare “Mr. Ego” e “Sole Survivor”?), ed anche in parte su quelle architetture compositive un po’ più aggressive e complesse che erano il meglio di un disco sottovalutato come “The Dark Ride”. Muovendosi su queste coordinate con il giusto equilibrio e con la caparbietà di azzeccare i ritornelli memorizzabili, le strofe accattivanti, gli assoli adatti, la band di Weikath confeziona quello che appare senza dubbio il migliore dei loro dischi recenti e uno dei più riusciti tra i lavori prodotti in questi ultimi anni dalla scena metal classico tedesca. Un inizio folgorante come “Kill It” non può certo lasciare indifferenti, con Deris che arriva quasi al limite del growl per seguire l’incredibile aggressività del brano. Ma da qui in poi tutte le song assumono alla perfezione il loro ruolo, dalla melodica “As Long As I Fall”, alla elaborata ed epica “Heaven Tells No Lies” (che sembra più un brano dei Gamma Ray, ma non diciamolo troppo forte). Verso la fine arriva un piccolo calo, con la comunque divertente speed rock “Can I Do It”, troppo avulsa dal contesto generale per non stonare. Ed anche con la non mediocre ma classicamente e banalmente speed “Dreambound”. Troppo poco per lamentarsi anche per i più critici. Se amate la band e il metal di stampo antico non potete che gioire, gli Helloween sono tornati a ricoprire il loro ruolo di maestri del genere.

Voto recensore
8
Etichetta: Steamhammer / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist: 01.Crack The Riddle (Intro)
02.Kill It
03.The Saints
04.As Long As I Fall
05.Paint A New World
06.Final Fortune
07.The Bells Of The 7 Hells
08.Fallen To Pieces
09.I.M.E.
10.Can Do It
11.Dreambound
12.Heaven Tells No Lies

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