Gama Bomb – Recensione: Speed Between The Lines

Fin dagli inizio i Gama Bomb sono tra i più seguiti fautori del thrash di vecchia scuola intriso di velocità e divertimento, genere che di suo ha portato ben poche novità rispetto alla tradizione a cui si ispira, e che nella band irlandese si è sempre concretizzato in uno stile tanto scanzonato quanto prevedibile. Non fa eccezione “Speed Between the Lines”, prodotto perfettamente confezionato per chi ama certe sonorità, con cambi di ritmo che passano volentieri da veloce ad ancora più veloce e un bel po’ di sano headbanging da mettere in conto.

Si apre con la simpatica e ironica “Give Me Leather”, dove il cantante Philly Byrne tira fuori alcuni vocalizzi in puro stile halfordiano, che oltre a farci sapere che le sue traversie con le corde vocali sembrerebbero essere risolte, ci raccontano di come lo spirito goliardico sia ancora una volta ben presente nelle liriche. Se però in questo pezzo si accenna a qualche riff leggermente più classic metal, per quanto sparato a velocità particolarmente oltre il limite, fin dal brano successivo (“A Hanging”) si ricomincia con il più classico speed-thrash di maniera che tanto ha fatto impazzire i fan del gruppo.

Mettendo però da parte per un momento la innegabile simpatia che ispirano, nei Gama Bomb c’è però abbastanza poco di davvero irrinunciabile… e questo pur non essendoci nulla da obiettare sia alla ineccepibile esecuzione che alla qualità perfetta della produzione… solo, ragazzi, canzoni come queste una band di buon livello professionale (e i Gama Bomb sono anche più di questo) le può buttare giù in qualche seduta in sala prove senza alcuno sforzo.

666Teen” o “R.I.P. U”, ad esempio, hanno un bel impatto, ma non hanno onestamente molto più da proporre che la consueta ritmica a manetta e qualche riff scolastico suonato con gran precisione. E non è che il resto sia poi molto diverso.

Non che tutti debbano essere per forza dei grandi innovatori, ci mancherebbe, ma visto che nel genere ci sono ancora parecchi gruppi storici in buona forma e con ben altra personalità, ad una band che ha oltre 15 anni di esperienza e sei dischi all’attivo mi sentirei di chiedere qualcosa di più distinguibile e meno monotono.

Voto recensore
6
Etichetta: Afm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Give Me Leather 02. A Hanging 03. 666teen 04. Bring Out The Monster 05. R.I.P. U 06. Motorgeist 07. Alt-Reich 08. Stay Rotten 09. We R Going 2 Eat U 10. Kurt Russell 11. World Gone To Hell 12. Faceblaster

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login