Alabama ThunderPussy – Recensione: Fulton Hill

Esiste un posto in Virginia. Si chiama Richmond ed è stata la capitale dei tredici Stati Confederati. Da qui proviene una band. Se solo fosse stato per il nome scelto (quello di una pornostar americana degli anni ’70) difficilmente sarebbe stata presa sul serio dal mondo dell’heavy rock & roll. Invece gli Alabama Thunderpussy non solo ci riescono; con una sterzata repentina allo stile che due anni fa li rese più interessanti grazie alla release di ‘Staring At The Divine’, ci fanno drizzare le orecchie e puntare decisi le antenne in loro direzione. Innanzitutto cambio in prima linea: il frontman Johnny Throckmorton ha mollato onestamente la band ed è subentrato uno sconosciuto John Weills da Columbus, Ohio. L’originale formazione di sempre trova così nuova linfa nell’energia dirompente e straripante del singer. In apertura l’intro semiacustico ‘Such Is Life’ è il giusto preludio a come il disco suonerà in senso diametralmente opposto per la maggior parte del suo tempo: totalmente grezzo, aggressivo, prorompente ma decisamente raffinato. Elegante nelle studiate melodie al sapore di “southern” e potente nelle linee vocali di alto livello. Queste sono alcune delle principali caratteristiche che ci fanno apprezzare ‘Fulton Hill’. La New Wave Of American Heavy Rock & Roll non è mai stata così intensa e variopinta. Gli ATP incominciano a raccogliere ciò che negli anni passati hanno seminato con cura e impegno. Ora è giunto il momento di rimescolare le carte però, e creano uno stile assolutamente personale. E con piacere ci accorgiamo che è ancora riconducibile ai mitici anni ’70, con reminiscenze, su tutti, di Thin Lizzy, ad esempio nelle armonie di doppia chitarra. ‘R.R.C.C.’ è praticamente un pugno nello stomaco dopo un profondo respiro. John Weills ci lascia solo un assaggio del suo talento e di cosa riesce a combinare con le corde vocali ma lo stupore per questo cantante praticamente sconosciuto è forte. La gran potenza vocale e l’ottima capacità di controllarla ne fanno un professionista. Ma il (primo, secondo… già il terzo??) punto forte arriva, cadenzato e potentissimo, con ‘Wage Slave’. Superriff uniti a ritmiche poderose e mid-tempo macinasassi che con la consistenza del cemento armato si fondono pastosi con un drumming che è potenza e tecnica allo stesso tempo. Brian Cox deve aver probabilmente passato diversi livelli da ‘Staring…’ a ‘Fulton Hill’. E poi, da questo punto la voce fa davvero scintille. Urlando, cantando e ruggendo le note letteralmente sanguinano da John Weills. E attraverso splendide ballad come ‘Three Stars’, ‘Alone Again’ e ‘Do Not’ gli Alabama Thunderpussy ci rilasciano il lavoro più vario, intenso e dinamico della loro carriera dimostrando di essere anche dei gran musicisti con un senso per la melodia e i suoni d’epoca (il famoso Hammond B3 c’è anche qui, sì) oltre che decisamente grezzi e sporchi come dei veri rocker. Ci viene quasi da dire che… no! Lo diciamo proprio! Gli Alabama Thunderpussy stanno ai nostri tempi come i Lynyrd Skynyrd stavano ai propri. E anche se la varietà di combinazioni e la fantasia di questi ragazzoni del Sud sconfina addirittura in un possente sludge tipo Crowbar, durante la repentina frenata di ‘Bear Bating’ quando i suoni si fanno più spessi e profondi raggiungendo uno dei punti più estremi del lavoro, siamo convinti che l’anima portante di tutto il disco sia il loro “deep south” e le profonde radici a cui sono legati. E altri forti richiami alle grandi band del Sud non mancano, portandoci per pochi minuti (‘Sociopath Shitlist’) in casa Corrosion Of Conformity. Il non plus ultra viene raggiunto nella traccia di chiusura ‘Struggling For Balance’, una autentica perla che per oltre tredici minuti ci presenta rock ‘n’ roll, heavy metal, blues rock… le ritmiche che scuotono l’anima, John Weills che quasi abusa della propria voce dando il sangue, assoli che se non fossero stati scritti ieri non avremmo alcun problema a definire storici… E l’ultimo di questi, fantastico allo stesso modo di quello che fu leggendario per la memoria del rock sudista -‘Freebird’ dei Lynyrd Skynyrd-, con intensità, passione, feeling, trasporto, ci porta a considerare la seria impressione che la storia del moderno heavy rock americano stia per essere scritta nuovamente.

Voto recensore
9
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2004

Tracklist:

 

01 Such Is Life

02 R.R.C.C.

03 Wage Slave

04 Three Stars

05 Bear Bating

06 Infested

07 Alone Again

08 Lunar Eclipse

09 Blasphemy

10 Do Not

11 Sociopath Shitlist

12 Struggling For Balance

 


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