Fu Manchu – Recensione: Clone of the Universe

Disco dalla doppia faccia il recente “Clone of the Universe” pubblicato dai Fu Manchu in questa prima parte del 2018 tramite la loro etichetta discografica, la At The Dojo Records. Il dodicesimo full-lenght della band californiana è composto da sette tracce per poco più di trentacinque minuti di musica che può essere tranquillamente diviso in due parti di egual minutaggio.

La proposta di Scott Hill (cantante/chitarrista), Brad Davis (bassista), Bob Balch (chitarrista) e Scott Reeder (batterista) – formazione stabile ormai da sedici anni – non si discosta molto da quando fin qui noto ai fan: un solido Stoner Rock che spazia tra soluzioni più aggressive – l’opener “Intelligent Worship” – ad altre più cadenzate – la superba “(I’ve Been) Hexed”“Slower than Light” – senza tralasciare improvvise accelerazioni, digressioni psichedeliche e gli ormai immancabili riff rocciosi, trademark del gruppo.

Come detto in apertura, dunque, delle due facce la prima è rappresentata dai sei brani iniziali di “Clone of the Universe”, che riprendono l’approccio compositivo di “Gigantoid”: nonostante i quattro anni trascorsi, infatti, i due album creano un unicuum compositivo che conduce a una prova legata a tematiche fantascientifiche, e a un mood decisamente più diretto e pesante. Oltre alle già citate tracce, segnaliamo anche il piglio Hardcore di “Don’t Panic”, o le atmosfere desertiche di “Nowhere Left to Hide” e della stessa title-track.

I Fu Manchu sono padroni di una scena e di un sound che hanno forgiato negli oltre trent’anni di carriera e, in questa prima parte del disco, si limitano a ripresentare sé stessi, in maniera sicuramente fresca e ispirata. Ma quando ormai il disco sembra incanalarsi verso un finale già scritto, ecco giungere inaspettata la sorpresa: “Il Mostro Atomico”, una perla rara di Stoner Rock dalla durata di oltre diciotto minuti, resa ancora più preziosa dal contributo di Alex Lifeson, storico chitarrista dei Rush.

Un fluire magmatico di riff, idee, atmosfere e colori contribuisce a rendere il brano conclusivo, un’esperienza sensoriale unica. Condotta esclusivamente sulla prestazione solista delle chitarre, “Il Mostro Atomico” racchiude al suo interno le più disparate influenze (dallo Psych Rock allo Stoner, dal Metal all’Hrad Rock), sublimando così le folli visioni dei Fu Manchu.

“Clone of the Universe” non sarà il miglior disco della band di Ventura ma fotografa l’ottimo stato di forma di una compagine sulla scena da tre decadi. Poco altro da aggiungere a una prova di grande intensità che riserva nel finale il suo apice compositivo.

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: At The Dojo Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Intelligent Worship 02. (I’ve Been) Hexed 03. Don’t Panic 04. Slower Than Light 05. Nowhere Left To Hide 06. Clone Of The Universe 07. Il Mostro Atomico
Sito Web: https://fu-manchu.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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