Freedom Call – Recensione: M.E.T.A.L.

Il 2019 per i Freedom Call è un anno di celebrazioni: 20 anni dal primo album “Stairway to Fairyland” e dunque ecco il nuovo e decimo lavoro in studio, che vuole festeggiare il M.E.T.A.L positivo e festaiolo del quartetto tedesco. In realtà il gruppo oramai è un progetto solista del buon cantante Chris Bay, e infatti ecco arrivare i nuovi acquisti Francesco Ferraro (italianissimo, arriva dagli Vexillum) al basso e Timmi Breideband (ex At Vance e Bonfire) alla batteria. Il succo di certo non cambia di una virgola, alternando in modo ben strutturato un veloce “happy” power metal sempre molto pulito ed orecchiabile a qualche brano ancora più melodico e quasi “poppy”, con reminescenze degli eighties più pacchiani e truzzi, per usare un termine poco elegante ma decisamente adatto.

 

 

Nulla che non si sia ancora ascoltato dai Freedom Call, ma dobbiamo ammettere che il giochino viene rappresentato sempre con buon mestiere e qualche canzone che rimane nella mente dell’ascoltatore. In questo caso l’aspetto romantico e celebrativo viene rappresentato soprattutto dalla presenza dello storico Dan Zimmermann,  martello storico della band (e ritirato dal 2012 dall’attività musicale) che suona per tutto l’album, spalla a spalla con l’altro session drummer Kevin Kott (Masterplan), creando un effetto “stereo” ed un suono percussivo roboante ed avvolgente, soprattutto se ascoltato con le cuffie, dove un potrete sentire un batterista nel canale audio sinistro e l’altro in quello destro. Effetto che vediamo anche nell’emozionante video della title track, esemplare anthem che ci colloca a metà tra i Manowar più catchy ed i Judas Priest più immediati, donandoci uno dei classici che l’album lascerà ai posteri.

 

 

Altri highlights dell’album sono certamente l’opener “111”, per Chris Bay il “numero degli angeli”, che si contrappone al celeberrimo “666” e vuole essere portatore di un messaggio di spiritualità sempre positiva, leggera e spensierata. Possiamo essere concordi con lui oppure no, ma la melodia arriva con grande efficacia, come la spudorata e ipercitazionista “Ace of the Unicorn”, o il pomp hard rock di “One Step into Wonderland” (e ci tornano in mente gli Europe del 1986, soprattutto nella strofa).

Torniamo in territori più seriosi e metallici con il cadenzato tagliente di “Sail Away”, che viene bissato dalla robusta e convincente “Ronin”. “Fly With Us” vola in alto grazie a una melodia nostalgica e dannatamente “happy metal”, che viene riproposta in “Days of Glory”, dove la band si autocita senza sembrare arrogante o noiosa. la botta finale appartiene a “Sole Survivor”, altro ritornello contagioso e ben costruito, dove emergono anche deliziose melodie chitarristiche opera del sottovalutato Lars Rettkowitz.

Saremo serissimi affermando che “M.E.T.A.L.” è un disco divertente e assemblato con passione e grandi intuizioni sonore, e complimenti a Chris Bay per riuscire a concepire una musica leggera ma mai banale, portatrice di un messaggio “diverso” ma sempre, fieramente metallica. Auguriamo ai Freedom Call altri venti anni di festa!

Etichetta: Steamhammer/SPV

Anno: 2019

Tracklist: 1.111 2.Spirit Of Daedalus 3.M.E.T.A.L. 4. Ace Of The Unicorn 5. Sail Away 6. Fly With Us 7.One Step Into Wonderland 8. Days Of Glory 9- Wheel Of Time 10.Ronin 11.Sole Survivor
Sito Web: http://freedom-call.net/

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