Frank Sabbath – Recensione: Telluric Wanderers

Hanno un nome curioso questi parigini, un nome che arriva dall’unione delle due principali fonti di influenza, ovvero Frank Zappa e i Black Sabbath. Si definiscono, forse con un po’di spocchia ma li perdoniamo, promotori di una “intelligent doom music” e in fondo, la personale rielaborazione del rock classico dei Frank Sabbath, è interessante e non mancano le buone idee.

Una musicalità cangiante e multiforme la loro, dove molto spazio è concesso ai dialoghi tra gli strumenti, che talvolta creano dei muri di suoni, talaltra, nell’ottica di una jam session, un’anarchia sonora da interpretare e che saprà darci diverse chiavi di lettura. La voce interviene su tonalità differenti andando a ricalcare le sonorità di ogni singolo brano.

Sì, perchè i Frank Sabbath si divertono a confonderci le idee ma il loro stile ancora un po’ incasinato finisce per regalarci delle soddisfazioni. Basti ascoltare la suite iniziale “Ascension/Subterranean”, doom lisergico e riverberato che a tratti strizza l’occhio alla fanghiglia sludge, dove la chitarra e la sezione ritmica sono imponenti e la voce entra dopo la metà del brano gridando con rabbia la recitazione ossessiva di un mantra.

Non dobbiamo allora stupirci se “Terra Incognita”, brano più diretto ma sempre parecchio diluito e “Interlude N10”, accolgono addirittura musica folk dal vago sentore medievale. “Telluric Wanderers” è un album che procede infischiandosene della soluzione di continuità, lasciando che la band dia sfogo alla sua vena più bluesy e progressiva in un episodio estraniante sin dal titolo come “Inner Doom/Outer Doom/Ducks On Drugs” (vi sfidiamo a non trovare disturbanti le distorsioni a fine pezzo), oppure tributi i suoi maestri in maniera separata. “Flying Peacock” suona “zappiana” più che mai, mentre il Sabba Nero torna ad aleggiare su “Doumedilalune/Noisnecsa”, una canzone davvero ipnotica nel suo arrembante crescendo metallico.

Un buon disco “Telluric Wanderers”, nonostante qualche piccola ingenuità. I Frank Sabbath sono certo esecutori fantasiosi e non sempre frenano l’eccesso di entusiasmo, tanto che il rischio quando gli ingredienti sono così tanti, è quello di fare indigestione. Tuttavia, la loro originalità nel rileggere il rock classico va premiata e ci sono tutte le basi per un miglioramento esponenziale.

Frank Sabbath - Telluric

 

Voto recensore
7
Etichetta: ARgonauta Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Ascension/Subterranean 02. Terra Incognita 03. Inner Doom/Outer Doom/Ducks On Drugs 04. Interlude N10 05. Flying Peacock 06. Doumedilalune / Noisnecsa
Sito Web: https://www.facebook.com/franksabbath.band

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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