Folco Torva – Recensione: Noi siamo i Satan Ambassador!

Gli appassionati di musica dovrebbero avere anche familiarità con i romanzi a tema musicale, soprattutto con quelli che riguardano la vita e la carriera di una band, non importa se esistente o no. Anche al di fuori dal mondo del metal, gli esempi sono numerosi. Il mio concittadino Gianluca Morozzi, ad esempio, fu molto bravo nel raccontare la carriera della band immaginaria dei Despero nel romanzo omonimo. “Noi siamo i Satan Ambassador!” riprende a sua volta quello che è il canovaccio classico di una storia del genere. A raccontarcela in prima persona è il cantante della band, che nasce un po’ per caso quando i protagonisti sono poco più che adolescenti e articola il proprio percorso umano e artistico in poco più di venti anni, in parallelo a un’Italia che si cambia ed evolve con il gruppo. Ci sono quindi tutti gli ingredienti che non possono mancare in una storia del genere, anzi, sono proprio alcuni di questi elementi ad attirare, perchè molti lettori potranno trovare somiglianze con la loro vita, o con quella di qualcuno di loro conoscenza. Ci sono la folgorazione sulla via di Damasco per il metal, e il black metal in particolare, gli inizi incerti in una sala prove come tante altre, i primi approcci faticosi con le registrazioni di inediti e le etichette discografiche, i tour più o meno scalcagnati, gli incontri con farabutti e appassionati del genere, gli imprevisti, gli scandali legati al satanismo, la resurrezione dalle ceneri. Anche le descrizioni delle dinamiche all’interno della band sono molto fedeli alla realtà, e se noi, nel nostro piccolo, non abbiamo mai avuto a che fare con un chitarrista tormentato o con un altro membro della band che intraprende una strada sbagliata, senza dubbio conosciamo qualcuno che ha vissuto questa esperienza.

La particolarità principale della storia è invece il suo indagare a fondo l’ambiente del black metal, con un occhio al tempo stesso distaccato e appassionato, capace di scoprirne le dinamiche e di farci capire che, molto spesso, chi si dedica a un genere che negli anni è stato tanto demonizzato non ha niente di diverso da un qualsiasi altro musicista o appassionato. Questo ingrediente, unito a una storia che, bene o male, può avere tanti punti in comune con le nostre (se non per il fatto che i Satan Ambassador fanno tour europei, quantomeno per la passione che sta alle spalle), rende il racconto fluido e scorrevole in tutte le sue parti. Il romanzo è accompagnato da disegni dei protagonisti realistici e molto ben riusciti, si legge in velocità e riesce a rendere alla perfezione quella che è la storia naturale non solo di una band, ma anche di una serie dei rapporti umani che le ruotano attorno. Fra genitori assenti o troppo presenti, ragazzine cattoliche e discografici imbroglioni, non sarà difficile identificarsi con qualche personaggio e neanche arrivare in fondo alla lettura, indipendentemente dal fatto che vi piacciano gli Immortal o gli Steel Panther, o magari entrambi.

Etichetta: Arcana Edizioni

Anno: 2020


anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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