Fm – Recensione: Synchronized

ondati a Londra nel 1984 e giunti al debutto discografico appena due anni più tardi, gli FM non hanno da allora mai più perso lo scettro di alfieri del rock melodico britannico: ben rodati on the road al seguito di Tina Turner, Foreigner, Gary Moore e Bon Jovi, Steve Overland e compagni hanno saputo – con pari autorevolezza – marcare il territorio europeo e fare sentire la propria ingombrante assenza, nel lungo periodo che a cavallo dei due secoli li ha visti lontani dalle scene. A due anni dall’ottimo “Atomic Generation” il quintetto aggiunge dunque un ulteriore tassello alla seconda giovinezza che ha incarnato dal comeback del 2007, e lo fa all’insegna della sincronia, dell’unisono, della contemporaneità. Se penso ad un gruppo al suo dodicesimo album, ed al senso che ciascuna sua nuova uscita riesce a mantenere nel cuore di pubblico e critica, non posso che ammirare la serenità del rapporto che questi artisti hanno saputo instaurare con lo scorrere delle ore: un accordo alla Dorian Gray che oggi rinsaldano con il basso sexy e poderoso della title track, con la dolcezza senza tempo di “Ghosts Of You And I” e con le tastiere eleganti di Jem Davis. Preziosità ben contestualizzate, artifici di spiazzante spontaneità e parti di un tutto che nelle mani degli FM rappresenta la quintessenza del rock melodico, il suo distillato più pulito, la sua forma più ricercata ed armoniosa. Il vento tra i capelli di “Superstar” e le onde di “Broken” confermano l’abilità di dare struttura e credibilità al sogno: dove i trentasei anni di carriera si sentono tutti è nella capacità di suonare melodici eppure compatti, dolci ma non melliflui, di rockeggiante scioglievolezza grazie ad assoli sanguigni che tratteggiano una leggerezza di sostanza continentale (“Change For The Better”) ed infondono personalità, anche agli episodi più derivativi (“Best Of Times”).

Pray” – tra le cose migliori – è tosta nel colpo del suo rullante, elastica nei sobbalzi delle sue note più basse, dolce nel supporto assicurato dall’Hammond, ammiccante nei testi e perfetta per descrivere un album nel quale ogni elemento si fonde con l’altro per creare una struttura che sostiene senza ingabbiare, che proietta invece di limitare, che conquista per il piacere evidente con la quale i musicisti si affidano alla sua tenuta. La sicurezza con la quale “Walk Through The Fire” vira da un pop elettronico anni ottanta ad una rock ballad vera, malinconica e corale, è un pezzo di bravura al quale non mancano l’anima ed il sentimento, spalmati con uguale intensità e passo sicuro lungo quasi sei minuti di esecuzione. La prestazione prevedibilmente maiuscola di Steve Overland assicura un contributo ulteriore e determinante alla riuscita del disco: tecnica e partecipazione sono così bene intrecciate che al resto della band non tocca altro che accompagnarlo con il gusto che serve, per ottenere un risultato sempre al di sopra della media. Questione di chimica, di tempi azzeccati, di suoni convincenti, di un generale senso del fluire che imperturbabile scava come la goccia, fino a levigare alla perfezione anche la più ruvida delle superfici. Questione di tonalità e colori, che gli inglesi mescolano e stendono con la calma ammaliante e cotonata del compianto Bob Ross, per creare quadri mai troppo complessi eppure affascinanti per la naturalezza con la quale le tinte improvvisamente si accendono ed esplodono (“End Of Days”) sulle dodici tavolozze in scaletta. E questione, infine, di una sensibilità negli arrangiamenti che trova un posto giusto per tutto, che porta all’attenzione ogni volta un elemento diverso, che conquista per l’energia con la quale il mix prende vita ogni volta e con apparente semplicità, nonostante la normalità sviante e maliziosa di molte delle premesse (“Hell Or High Water”).

Alieni ad improbabili derive moderniste, con “Synchronized” gli FM dimostrano ancora una volta l’abilità di tradurre il loro mestiere in una forma calda e pulsante, ugualmente credibile tanto nelle sue vesti più scorbutiche e maschili (“Ready For Me”) quanto in quelle più vellutate e femminee (“Angels Cried”), ben lontana da un intento autocelebrativo che pure i fedelissimi avrebbero volentieri scusato. In una carriera sostanzialmente priva di passi falsi, gli inglesi confermano che i loro talenti, al servizio di un prodotto spumeggiante e godibile senza necessariamente risultare sorprendente, rimangono sintonizzati sui fan, sincronizzati con l’inafferrabile complessità del nostro tempo ed ancora lontani dall’esaurirsi.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Synchronized 02. Superstar 03. Best Of Times 04. Ghost Of You And I 05. Broken 06. Change For The Better 07. End of Days 08. Pray 09. Walk Through The Fire 10. Hell Or High Water 11. Angels Cried 12. Ready For Me
Sito Web: fmofficial.com

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login