White Wizzard – Recensione: Flying Tigers

Ma che bell’album! Sorprendente questo “Flying Tigers”, seconda uscita degli americani White Wizzard dopo il gustoso “Over the Top”. Prima di addentrarci nei contenuti dell’album è bene fare un po’ di chiarezza sulla line up dell’album: ovviamente presente Jon Leon, mastermind del gruppo, che si occupa nell’album di tutte le linee di chitarra e basso, accompagnato da Giovanni Durst alla batteria e Wyatt Anderson alla voce, tornato nella line up per le registrazioni ma uscito subito dopo e sostituito da Michael Gremio, già in seno alla band dopo la prima dipartita di “Screaming Demon”.

Veniamo alla sostanza dunque. Se “Over the Top” gareggiava con “Diamonds” degli Enforcer per il premio “Reginetta dell’Heavy Metal nudo e crudo”, “Flying Tigers” si sposta su territori decisamente più complessi, in cui Jon Leon integra numerosi elementi progressive e si ripropone con un songrwiting molto più elaborato. Viene data netta precedenza al brano nel suo complesso più che ai chorus anthemici, frastornando l’ascoltatore con un basso prepotentissimo, vera spina dorsale dell’album.

Gli Iron Maiden sono ancora l’influenza e punto di riferimento principale della band: sono molti i rimandi sia alla prima era della band per quanto riguarda l’irruenza speed di alcun brani come l’opener “Fight to the Death”, sia all’era Dickinson con un occhio di riguardo alle atmosfere esotiche di “Powerslave”, omaggiato nella doppietta “Fall of Atlantis” e “Blood on the Pyramids”. I brani si muovono quasi tutti su ritmi veloci e potenti ma decisamente intriganti e complessi; eccezione sono la Priestiana “Starchild”, mid tempo epico, “Demons and Diamonds” dall’incidere luciferino che tanto ricorda i primi Candlemass ed infine una quasi folkeggiante “Starman’s Son” che ricorda gli ultimissimi Maiden, addizionati di una buona dose di palle che Harris e soci hanno perso da tempo. Incredibilmente un nome che emerge a più riprese nel corso dell’album, soprattutto nelle parti strumentali, è quello dei Rush e dei Dream Theater, quelli di “Images and Words” per capirci: il corpo centrale della già citata “Fall of Atlantis” e la strumentale “Dark Alien Overture” hanno un retrogusto dannatamente prog che nulla toglie alla frubilità ed all’efficacia dell’album.

Menzione d’onore per Wyatt Anderson, autore di una prestazione assolutamente superlativa, a suo agio su ogni tipo di tonalità e con uno screaming (non quello black metal eh) impressionante, degno del compianto Midnight.

Veramente entusiasmante questo album dei White Wizzard, una gemma nel calderone ’80’s revival, in grado di competere con i classici del genere e conferma che la band ha tutte le carte in tavola per emergere. L’unico punto di domanda riguarda quale corso prenderà il sound della band con Gremio alla voce, singer di qualità ma non all’altezza del suo predecessore. Intanto, volume a palla, headbanging e “Flying Tigers”.

Voto recensore
8
Etichetta: Earache / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:
01. Fight To The Death
02. West L.A. Nights
03. Starchild
04. Flying Tigers
05. Night Train To Tokyo
06. Night Stalker
07. Fall Of Atlantis
08. Blood On The Pyramids
09. Demons And Diamonds
10. Dark Alien Overture
11. War Of The Worlds
12. Starman's Son

Sito Web: http://www.facebook.com/WhiteWizzard?sk=wall

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