Tiles – Recensione: Fly Paper

Ci fanno abbastanza tenerezza gli americani Tiles, per una serie di motivi: reintegrano il batterista Mark Evans (quello dei primi due lavori per intenderci) che però offre una prova non all’altezza del predecessore Pat DeLeon, ospitano fior fiore di musicisti (Alex Lifeson, Alannah Myles) ma non ne sfruttano il potenziale a dovere, non riescono a scrollarsi di dosso il fantasma dei Rush di cui una volta di più risultano essere una malriuscita copia carbone, paiono aver perso quasi completamente ispirazione nel songwriting come già ci aveva avvertito il campanello d’allarme intitolato “Window Dressing”…insomma c’è veramente poco di buono in questo “Fly Paper”. Magari molti fan della band di Detroit potrebbero accusarci di essere troppo severi ma non riusciamo davvero a paragonare le ultime produzioni dei nostri con il più che dignitoso trittico iniziale culminato nell’ancora attualissimo “Presents Of Mind”; a parte infatti qualche interessante apertura acustica e l’ottimo lavoro di basso del sempre bravo Jeff Whittle (“Markers”) il citato legame intrinseco con i Rush rimane invalicabile segnalandosi per una totale mancanza di emozione. Le vocals di Paul Rarick sono troppo monocordi (“Sacred & Mundane”) ed anche quando pensi di aver raggiunto un livello decente con “Dragons, Dreams & Daring Deeds” il tutto viene subito affossato dall’inascoltabile “Crowded Emptiness”; niente da salvare…poi magari il prossimo sarà un grande album ma ora come ora volgeremmo l’attenzione su band più interessanti.

Voto recensore
4
Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist: 01. Hide In My Shadpws
02. Sacred & Mundane
03. Back & Forth
04. Landscrape
05. Markers
06. Dragons, Dreams & Da ring Deeds
07. Crowded Emptiness
08. Hide & Seek

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