Flotsam And Jetsam – Recensione: Flotsam And Jetsam

I Flotsam And Jetsam non sono mai stati una di quelle band da cui aspettarsi qualcosa di prevedile. In ogni disco infatti i nostri riescono in qualche modo a reinventare la formula con cui presentarsi, senza per questo mai tradire il proprio nucleo stilistico. In questo senso c’era molto curiosità nel sentire “Flotsam And Jetsam”, visto che la formazione è cambiata per tre quinti da quella che è stata l’ultima uscita della band nel 2012 (anche se nel 2014 il gruppo ha pubblicato la ri-registrazione del vecchio classico “No Place For Disgrace”) ed in effetti qualcosa deve essere scattato nella testa di questi musicisti, visto che il nuovo album è quanto di più solidamente legato al metal tradizionale la band abbia prodotto in oltre vent’anni.

Se infatti escludiamo il sound prodotto con mezzi più moderni, anche se non assolutamente modernista nella scelta della tipologia di suono, le composizioni qui raccolte potrebbero essere tranquillamente state pensate per il successore di un album come il citato “No Place For Disgrace”. Una buona notizia quindi per tutti quei fan che della band amano il lato più genuinamente old school, mentre una piccola delusione per chi del gruppo ha amato anche album dallo stile più variegato come “Drift”, “The Cold” o “My God”.

Va però subito fugato ogni dubbio sulla qualità propria del disco: “Flotsam And Jetsam” è una vera bomba di speed power metal come solo i grandi possono permettersi di confezionare. Trascinato da una spinta ritmica pazzesca, garantita dal duo Spencer/Bittner, entrambi alla prima incisione con il gruppo di pezzi nuovi, ma anche dalla voce sempre favolosa di Eric A.K., da sempre uno dei migliori interpreti del genere.

I primi quattro pezzi sono una vera mazzata, percorsi da ritmiche nervose e incalzanti, ben definite dal riffing secco e preciso messo in mostra da Conley e Gilbert, con quest’ultimo ormai rimasto nel ruolo di vero garante della musicalità originale della band, insieme ovviamente al citato Eric. Il culmine del classicismo si tocca con “Iron Maiden”, decisamente un tributo alla band di Steve Harris, non solo per il titolo, ma anche per alcuni passaggi musicali che mostrano più di un’affinità con quanto proposto storicamente dai Maiden.

Si cambia invece registro con “Verge Of Tragedy”, primo brano in cui emergono in modo più evidente le particolari sfumature melodiche e il groove sotterraneo che ben sappiamo essere tra le caratteristiche più personali dei Flotsam. Ed in effetti da qui in poi, pur non allontanandosi mai da un concetto base fortemente orientato al metal più classico, la band propone anche passaggi meno d’impatto diretto. Esempi possono essere il lavoro ad incastro fatto con ritmiche e linea vocale in “Creeper”, o anche “Forbidden Territories”, sempre capace di grande impatto, ma ricca di cambi di ritmo e atmosfera.

Altri brani sono invece ancora legati a schemi base di metà anni ottanta, come la sfrontata “L.O.T.D”, che ricorda addirittura i primi Overkill, o “Time To Go”, corposa e compatta come solo il vecchio speed metal di stampo americano sa essere.

Si tratta quindi di una raccolta di canzoni forse non originalissime, ma in fondo piuttosto diverse tra di loro e legate dal desiderio di rimettersi in gioco tornando a calcare un terreno familiare, recuperando la grinta giovanile, con però una maturità alle spalle che aiuta a focalizzare al meglio l’insieme.

Un ritorno alle origini, ma anche una nuova partenza quindi, il che giustificherebbe l’utilizzo del titolo eponimo dato all’album. Di sicuro un lavoro dalla resa eccellente che è facile prevedere rilancerà il nome della band tra i fan del classic metal.

flotsam and jetsam

Voto recensore
7,5
Etichetta: AFM Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Seventh Seal 02. Life Is A Mess 03. Taser 04. Iron Maiden 05. Verge Of Tragedy 06. Creeper 07. L.O.T.D. 08. The Incantation 09. Monkey Wrench 10. Time To Go 11. Smoking Gun 12. Forbidden Territories
Sito Web: http://www.flotsam-and-jetsam.com/

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login